Maestro unico o maestro prevalente, è questo il problema?

 

“Scuola”, fino alla fine del Medioevo occidentale, ha significato quasi unicamente scuola ecclesiastica: monasteri e chiese erano i luoghi principe di trasmissione del sapere. Fino alla fine del medioevo occidentale, chi desiderava un’istruzione filosofica e artistica, per cominciare doveva inginocchiarsi e pregare.
Nel corso del rinascimento i livelli d’alfabetizzazione cominciarono ad aumentare considerevolmente soprattutto grazie alla diffusione della stampa a caratteri mobili. Solitamente, la domanda d’istruzione aveva obiettivi riconducibili all’esercizio di attività artigianali e mercantili, alla retorica applicata al potere politico.
Strozzate tra il culto di dio e quello per il denaro, l’arte e la filosofia hanno continuato a respirare fino ad uno ieri molto recente.
Strozzate da due imperi che contemporaneamente stanno crollando; la filosofia e l’arte sono ancora vive, in disparte a prendere fiato, ad aspettare.
Oggi, i rantoli del mondo sono più confusi. La parola Dio non vale più niente; il denaro, finito di comprare tutto, ha cominciato a vendere se stesso.
Sta finendo un’era. Quella dell’Essere dipendente dall’Avere.
“Siamo quello che abbiamo”, ha sorriso la televisione fino a quando tutti gli hanno creduto; fino a quando sempre più uomini sono arrivati a pensare: “Abbiamo tutto, tranne quello che siamo”.

Don Lorenzo Milani ha insegnato che a scuola non si va per imparare la legge, ma per permettere agli studenti di entrare con esse in contatto, in discussione con la propria coscienza. Può anche succedere che durante questo dibattito tra la legge e se stesso, lo studente incontri una legge che scopre sbagliata.  L’intimo processo che descrive il conflitto tra le leggi ed il suo cittadino si chiama obiezione di coscienza. Questo tipo di controversia la conoscono bene gli animi dei giudici, in quanto la tragedia del loro mestiere è sapere di dover giudicare con leggi che ancora non sono tutte giuste. Don Lorenzo Milani ha insegnato che col proprio esempio di vita, con appena due lettere inviate al mondo, si può migliorare enormemente la società in cui si vive e quindi il suo futuro. Il dibattito tra maestro unico o maestro prevalente in sé non vale niente, e non vale niente nessun altro dibattito fino a quando la scuola non otterrà dalla sua società l’espresso ruolo di disturbatore della società stessa. Emancipare l’uomo dall’uomo, dal piacere di dominare, dovrebbero essere i primi due precetti di un sano stato di diritto che abbia il chiaro dichiarato ruolo di EDUCATORE.

Alessandro Berni

Articolo pubblicato su: http://thetamarind.eu/2009/01/30/maestro-unico-o-maestro-prevalente-e-questo-il-problema/

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