Per entrare in Cielo dalla porta degli artisti

Alla fine di una mezza stagione lunga trent’anni, come un morso d’infinito preso in affitto, insieme a pensieri di purezza macchiati qua e là, me ne sono andato dal mio paese, quel naufragio in mezzo al mare chiamato Italia come un ragazzo scapperebbe da scuola.

Chi mi ha visto partire, ha detto che me ne sono andato precipitosamente, come fuggendo.

Chi mi conosce bene, sa che sono sempre stato una schiappa nelle fughe. Una parte di me è restata sempre.

La verità è che sono dovuto inciampare nell’abisso, per toccare il cielo. La verità è che il profondo c’è chi lo abita, mentre io lo precipito. Per questo la mia arte è una lunga preghiera.

La letteratura mi ha salvato la vita due volte: leggendo, ho scoperto il mondo. Scrivendo, l’ho dimenticato.

Sono qualcuno che scrive per corrispondenze. I miei primi destinatari e quindi interlocutori sono Charles Baudelaire, Pier Paolo Pasolini e Manuel Scorza. Vorrei poter scrivere anche ad altri. Vorrei saper scrivere anche a Robert Smith e a Victor Hugo per esempio, ma non ci riesco.

Me ne sono andato dall’Italia la mattina di una primavera gentile. Me ne sono andato perchè mi sono messo in testa di essere un seme, che per dare i suoi frutti ha bisogno di pugni di terre lontane.

Non ricordo quando, ma ricordo senz’altro che prima di partire l’Assoluto mirò il mio cuore alla testa. L’infinito fu il proiettile.

Subito l’umiltà divenne un’alibi da negare,

e lo scandalo una strada da percorrere,

da tracciare.

E la rabbia,

un bicchiere da riempire.

Ogni mattina, quando mi guardo allo specchio, quello che vedo, prima di tutto, è che il mio coraggio è la mia inesperienza, la mia precipitazione è la mia forza. Mi vedo allo specchio ed è subito da un’altra parte che mi metto a guardare.

Sentirsi piccolo e immensamente lontano..

Perché sono qui? È una domanda totale fatta da qualcuno che si è perduto. Diventare un grande uomo, ma dove? Il bivio è immenso: cercare la perdita di ogni senso, esser vivo solo nell’ebbrezza e lasciarsi abbracciare dalla tentazione dell’inorganico o vivere igienicamente e dedicarsi unicamente al viaggio verso quell’inafferrabile spillo divino che m’abita dentro? Se solo il mondo fosse meno violento; se solo la giovinezza non fosse così breve..

È tutto quello che mi dico quando è tutta la mia vita che abito come davanti a questo bivio straniero. 

È semplice delirio affermare che l’essere umano è qualcosa da cui evadere?

Ogni essere vivente è il prodotto della sua società, è vero, ma c’è qualcos’altro.

Dove l’uomo non è arrivato. Dove l’uomo non c’è. Io vengo da là. Io non ho dimenticato le mie origini. Io vengo da là.

La mia vita..

madonna che a bastonate è stata fatta abortire,

verso di un cantastorie di domani,

poc’altro.

E oggi,

ora mi chiedo

d’ascoltare l’attimo, ascoltarlo in continuazione. E poi lasciarsi cogliere. Finalmente a Parigi.

Per entrare in Cielo dalla porta degli artisti.

E, nel frattempo, gioire ogni giorno d’essere eletto, maledetto.

 

Articolo pubblicato su: http://allestero.etleboro.com/print.php?id=21829

Alessandro Berni

Advertisements
This entry was posted in Uncategorized. Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s