La tribù degli italiani

Capisco il Presidente del Consiglio di una Repubblica parlamentare quando per giustificare la candidatura della starlette Barbara Matera alle elezioni europee 2009, dice che è la fidanzata del figlio di un prefetto, amico di un suo amico.

(Art. 1, comma 1)

 

Capisco la legge n. 270 del 21 dicembre 2005, la legge che ha eliminato la preferenza elettorale diretta ed ha spogliato di fatto il popolo italiano dalla possibilità di scegliere i suoi parlamentari permettendo ad una decina di mandatari di esercitare questo diritto al posto loro.

(Art. 1, comma 2) (Art. 48, comma 2, comma4)

Capisco l’attuale e sei volte prescritto Presidente del consiglio di una Repubblica parlamentare ricordare con calore e vantarsi della sua amicizia con un altro ex Presidente del consiglio della solita Repubblica parlamentare morto latitante in Africa.

(Art. 1) (Art. 3, comma 1) (Art. 54) (Art. 101, comma 1)

Capisco il senso profondo, ma anche quello superficiale dell’affermazione dell’attuale Presidente del Consiglio: “L’Italia non è e non sarà mai un paese multietnico.”

(Art. 3) (Art. 10) *

Capisco il cosiddetto Lodo Alfano, la legge 124 del 23 Luglio 2008 che sancisce l’impunità delle quattro più alte cariche dello stato. E sono sicuro che meglio di me l’hanno capita da subito i parlamentari che l’hanno approvata, il Presidente della Repubblica che l’ha promulgata e la Corte costituzionale che ancora non si è espressa sulla sua costituzionalità.

 

(Art. 3) (Art. 101, comma 1) (Art. 134, comma 1)

Capisco i 4 amici al bar leghisti che come in un sogno di provincia, si sono ritrovati ministri, deputati, senatori ed incaricati di altri ruoli di potere. Li capisco e li ho capiti ogni volta quando fieri delle loro origini normanne, breto-confuse, delle loro mutande a righe e delle loro canottiere verdi, hanno bruciato il tricolore (Art. 12) (Art. 54), hanno cantato per i corridoi del parlamento europeo Italia, Italia vaffanculo. (Art. 1) (Art. 54) E capisco anche tra una briscola ed un tresette il loro strepitare ad alta voce di giudici che andrebbero eletti dal popolo (Art. 101) (Art. 106, comma 1); di posti da riservare nei mezzi pubblici ai milanesi. Perché i negri puzzano e se dici che non puzzano, sei un negro. (Art. 3) (Art. 10, comma 1,2,3) *

 

Capisco la Legge d’Alia ovvero l’articolo 50 bis del disegno di legge 733, già approvato in Senato e in procinto di essere approvato dalla Camera dei Deputati, articolo che di fatto impedirà ad Internet di essere un mezzo di comunicazione libero e permetterà all’attuale governo di fare un decisivo passo avanti verso un esaustivo potere di controllo, manipolazione e censura di qualsiasi strumento d’informazione di massa.

(Art. 21, comma 1,2)

Capisco il Presidente del consiglio di una Repubblica parlamentare perdere la testa per una minorenne, frequentarla semi-clandestinamente. Capisco lui e mi immagino lei inseguire, rincorrere il suo papi quando sta per salire dentro la sua auto blu, raggiungerlo e regalargli, in perfetto stile ultimo bacio una copia dell’ultimo libro di Fabio Volo.

(Art. 29)

 

Capisco i continui tagli alle scuole pubbliche accompagnati dai continui aiuti fiscali per le scuole private.

( Art. 34, comma 1,2)

 

Capisco il numero sconosciuto di testate nucleare presenti nelle basi americane di Aviano, Ghedi e tutte le altre; capisco la volontà di costruire un numero imprecisato di centrali nucleari sul suolo italiano entro il 2020 così come ho capito l’assenza del ministro dell’ambiente e del ministro per lo sviluppo economico alla edizione 2009 di Solarexpo, seconda fiera europea sul tema energie rinnovabili; l’opposizione ferma ed isolata del governo italiano in Commissione Europea al pacchetto 20-20-20 su energia e clima

(Art. 32, comma 1)

 

Capisco l’affermazione da quarto reich de noialtri di un ex ministro della giustizia, ancora oggi parlamentare: Mussolini è stato troppo buono. XII *

Enrico De Nicola firma la Costituzione

Capisco tutto questo con sdegno sincero, pieno di disprezzo. A testa alta.

E aggiungo:

Capisco tutto questo perché capisco gli italiani, popolo estinto.

Da soli, in meno di due generazioni, gli italiani sono riusciti ad annientarsi, a fare di loro stessi quello che mai nessuna dominazione straniera o regime politico sia riuscito a fare. Attraverso un’acculturazione incurante di tutto e subita passivamente, una lascivia permanente, un’ignavia insolente, gli italiani hanno gettato per terra la propria coscienza civile come si getta un fiammifero usato, hanno dimenticato l’unicità delle loro origini storiche e della loro cultura come si dimentica un ombrello in un ristorante.

Dei loro valori è rimasto il loro vuoto, dei loro eroi ed artisti ricordano confusamente appena il nome senza alcun cenno delle loro opere, dei loro sacrifici e delle loro vittorie. Stranieri in viaggio per questa espressione geografica, chiedete in giro e scoprirete che Giotto è un parco o una marca di matite e poi, forse, dopo, un pittore.

 

Svuotata degli italiani, l’Italia oggi è come una cosa, senza significato, se non la sua esistenza. Quale Paese può essere un posto dove una bugia ripetuta mille volte vale tanto di più di un’evidente e manifesta verità e s’impone su di essa frustandola e deridendola prima, annientandola poi?

Perché cosa sono quegli esseri che oggi popolano gli habitat di questa carogna a forma di penisola se non una tribù? Manovrati da pulsioni primitive, istinti atavici quali sesso e potere. Senza le catene della ragione, tribale è il loro senso di appartenenza ad un partito politico, una squadra di calcio, un campanile; privi del tormento dell’invano, tribale è il loro approccio alla vita, il loro sguardo del mondo guidato non più da ideali, ma dalla loro mancanza.

 

C’è un solo e condiviso e shoccante dato macroeconomico che afferma che il rapporto Rendita da proprietà / Rendita da lavoro è diventato 50 / 1 . Questo medievale dato statistico che umilia il lavoro ed esalta il possesso, da solo basta a dire che

mentre il mondo intero, in quindici anni, è riuscito a fare un salto temporale di 10 secoli sprofondando in un brutto e nefando medioevo tecnologico, l’estinto popolo italiano esalando l’ultimo rutto è riuscito a distinguersi, a fare una capriola all’indietro di quasi 10 millenni. E nelle loro capanne di cemento disarmato continuano a vivere genti senza dignità, organizzazioni di uomini senza giustizia. Perfino un bambino coi mocci al naso nel giorno del compleanno della sua Repubblica parlamentare, su un muro, ha osato scrivere:

Un popolo che non sa prendersi cura della propria Costituzione, non è un popolo.

 

(Art. 1) L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

 

(Art. 2) La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, si come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

 

(Art. 3) Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

 

(Art. 10, comma 1,2,3)

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

 

(Art. 12)

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande eguali e di eguali dimensioni.

 

(Art. 21, comma 1,2)

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazione o censure.

 

(Art. 29)

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

 

(Art. 32, comma 1)

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività,e garantisce cure gratuite agli indigenti.

 

(Art. 34, comma 1,2)

La scuola è aperta a tutti.

I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

 

(Art. 48, comma 2 e 4)

Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.

Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.

 

(Art. 54)

Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.

I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti.

 

(Art. 101)

La giustizia è amministrata in nome del popolo.

I giudici sono soggetti soltanto alla legge.

 

(Art. 104, comma 1)

La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.

 

(Art. 106, comma 1)

Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso.

 

(Art. 134)

La Corte costituzionale giudica:

sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni;

sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni;

sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica ,a norma della Costituzione.

 

XII È vietata la riorganizzazione sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.

 

*Antisemitismo, anticomunismo e nazionalismo furono i valori fondanti del movimento ideologico e politico nazista al governo in Germania tra il 1933 ed il 1945.

Antirumenismo, anticomunismo e consumismo sono i valori basilari del movimento ideologico e politico tribale al governo in Italia dall’8 Maggio 2008.

Alessandro Berni

Articolo pubblicato su: http://thetamarind.eu/2009/06/03/tribu/

Advertisements
This entry was posted in Iltamarindo and tagged , . Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s