Il permesso di voto

Eugène Delacroix, La Liberté guidant le peuple, 1830, Musée du Louvre

Dove ci sono le basi NATO c’è libertà, o meglio, ci sono tanti teatrini che la mettono in scena. I risultati sono farse e tragedie, grand guignol e palchi vuoti.

La domanda è: in uno stato libero, chi deve partecipare alla gestione del potere?

Lo scrivo fortemente: il suffragio universale è stato il passo decisivo verso la civiltà del consumo.
Il potere alle masse ha significato il potere ai prodotti.
Oggi, in tutte le democrazie, la maggioranza degli uomini che ne compongono i popoli ha diritto di voto, ma non la facoltà.

Per cominciare a risolvere questa catastrofe base di ogni altra catastrofe, il diritto di voto deve diventare per ogni cittadino una conquista, un pregio sociale.
Come per la patente di guida, a diciotto anni si dovrebbe acquisire il diritto di dimostrare di meritare il permesso al voto, quindi non il suo uso. Purtroppo, per la parola Democrazia e per chi crede in questa parola, in nessuna parte del mondo ancora così non è.
Il risultato politico, nel migliore dei casi, sono dittature morbide, moderne che pretendono e s’accontentano di fare consumare e consumarsi.

Uno Stato che nell’anno duemilanove dopo Cristo vuole essere ricordato dalla Storia come civile, deve pretendere che i suoi elettori abbiano un’esaminata e basilare conoscenza della storia contemporanea della loro nazione, della costituzione, degli organi responsabili del potere esecutivo, legislativo e giudiziario e del loro funzionamento.
L’esame deve pretendere una parte teorica ed una pratica. Durante quest’ultima, l’esaminato viene messo in relazione con altri individui per compiere atti concreti di gestione di beni e servizi comunitari.

Questa verifica per ottenere il permesso di voto, barriera tra il cittadino e la partecipazione politica da superare con l’educazione civica, deve essere considerata come un richiamo alla consapevolezza per un diritto troppe volte violato con l’inedia e la cialtroneria; come una scossa vitale per chi a diciotto anni vuole smettere di essere considerato ragazzo e cominciare ad essere chiamato uomo.

È necessario che ogni cittadino, prima di avere accesso alla vita politica, dimostri di essere sociale; consapevole dell’importanza del diritto di voto e in nome di tutti i martiri di tutti i luoghi e tempi che si sono sacrificati perché lui possa praticare oggi questo bene comune, dimostri di meritarsi il suo esercizio, il suo valore.

Questo nell’aspirazione di selezionare gli elettori prima ancora degli eletti.

Alessandro Berni

Articolo pubblicato su: http://thetamarind.eu/2009/02/20/il-permesso-di-voto/

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