Zibaldone d’inizio primavera di un dandy suo malgrado

Rose. Nessuna novità: rosse, per promettere le passioni di un forte e fugace amore. Bianche, per la propria madre. Gialle, mai. Significano gelosia oppure amicizia, sentimenti che un dandy suo malgrado non conosce e quindi non può regalare. Blu, per gli amori impossibili. Non sorprende che non le abbia mai date in dono.

Guardaroba. È internazionale, di indumenti incontrati (mai cercati) durante le sue lunghe passeggiate. Il vintage è una risorsa, ma solo se ricevuto come dono da persone a lui care.
I brand esposti, le marche in vista sono di cattivo gusto. Se un capo è d’alta moda deve essere segnalato (tollerato) solo da un’etichetta interna. Un partner occasionale potrebbe notarlo intanto che raccoglie i suoi abiti buttati in giro durante la notte quando lui, dandy suo malgrado, beato e a giorno inoltrato sta ancora dormendo. Questo, renderebbe malinconico il risveglio. Da evitare che succeda.

Scarpe. La comodità resta un gran pregio. L’affezione per un bagaglio leggero ne permette appena dieci paia.
I modelli a punta, bene in forma, sono nell’armadio della dimora di famiglia. Resteranno lì ad aspettare, dopo che personalmente si è pulito l’ultimo paio scelto alla fine dell’ultima cena di Natale.
La prossima preferenza sarà per un paio aperto in cuoio marrone, invecchiato.

Profumi. L’odore della pelle dell’essere che ama resta il favorito. Da parte sua, la fragranza di un dandy suo malgrado è per eletti, è indimenticabile.

Cappelli. Mai per necessità. Senza benda, a coprire le proprie malinconie; con la benda larga per salutare il proprio gusto per la vita. Rimangono l’oggetto più facile da smarrire, da regalare. Quando c’è da incontrare qualcuno, è sempre una buona cosa presentarsi all’appuntamento con un cappello mai visto durante gli incontri precedenti. La scelta non è banale: un solo partner ed infiniti cappelli o un solo cappello ed infiniti partner? La risposta è mobile.

Regali. Sì. Ogni giorno. D’improvvisi e meravigliosi.

A tavola. Champagne e fragole rimane la colazione da preferire. Si mangia sempre per noia. Si smette molto prima di essere già sazi.

Il denaro. Nella sua vita, in disparte, puo’ restare.

Viaggi. L’invisibile agli occhi è il posto dove abita. La realtà è una finestra da scostare di tanto in tanto, senza prenotare.

Il telefono cellulare. A proposito di questo argomento, pochezze da dire. Di inizio secolo o ultra-moderno, non è più un segnale. La suoneria, resta discreta. Nella tasca della moleskine almeno 3 sim ancora attive di 3 Paesi diversi per cui non si ha nostalgia. Nelle  varie rubriche, troppi numeri che non servono più.

Internet. È invadente. Si dispiace con se stesso ogni volta che lo usa per informarsi su come va il mondo. Le poste elettroniche sono discrete, ma quanta spazzatura! Facebook e Myspace sono una curiosità risolta. Asmallworld è pingue di vecchi volti che evita da tempo, rudemente. Attraverso questi strumenti comunica sempre meno, sempre più profondamente.

Lavoro. Quando è nominata questa parola, senza niente osservare, semplicemente se ne va. Comincia a mancare.

È primavera. Finalmente può vestire di sud-america: Il blu inconfondibile del cielo di Rio; il rosso scarlatto del vino dei rivoluzionari; raso chiaro e stropicciato da un tango argentino; un gioiello giallo delle stelle della croce del sud. Passeggiare senza meta è un dovere del proprio Piacere. È il momento di conoscere persone nuove. Insieme a loro ci si ubriaca, ci si ubriaca in continuazione, di poesia, d’ironia e di virtù.

La crisi. Non è più di moda e lui lo sa bene.

L’ultima riflessione. Un dandy suo malgrado non segue i pensieri letti su uno zibaldone. Riflette su come vive, ne scrive uno.

Alessandro Berni

Articolo pubblicato su: http://thetamarind.eu/2009/03/20/zibaldone-d’inizio-primavera-di-un-dandy-suo-malgrado/

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