Quando il potere viene colpito in bocca dalla follia

Ovvero quando la persecuzione si conferma come l’altra faccia del successo.

Abraham LincolnSalerno, 13 Novembre 2009: Un uomo affetto da turbe psichiche uccide un anziano scaraventandolo da un’altezza 6 metri su una scogliera, arrestato.

Pulsano (provincia di Taranto), 27 Novembre 2009: psicolabile si barrica in casa e minaccia di far esplodere l’abitazione.

Intervengono i carabinieri che insieme ad i suoi familiari lo fanno desistere.

Milano, 13 Dicembre 2009: Ferito al volto Silvio Berlusconi.

L’aggressore si chiama Massimo Tartaglia ed ha gravi problemi mentali.

Ogni giorno, episodi di violenza compiuti da persone seriamente psicolabili si ritorcono contro sconosciuti e persone vicine agli individui in questione.

Di solito, fatti simili vengono riportati nella cronaca locale oppure arrivano per un giorno nella cronaca nazionale se la persona aggredita è qualcuno di popolare e si trasformano in un caso politico mondiale se la vittima è il presidente del Consiglio di un paese occidentale.

Il fatto, ripetiamolo twittereggiando è il seguente: un uomo dalla psiche invalida, una persona con un’altalena nella mente s’intromette in un bagno di folla berlusconiano e ferisce gravemente al volto il premier.

Colpito duro, sanguinante, Silvio Berlusconi viene accompagnato dalla sua scorta dentro la propria auto. Vi resta solo per qualche istante, quindi trova uno spunto di vigore, decide di affacciarsi fuori, usa il pianale della vettura come un gradino, torreggiante si arrampica sullo sportello semi aperto, con lo sguardo ostenta forza, fierezza come per dire: “Guardatemi, sono ancora in piedi!” Come un giocatore di wrestling navigato, mostra il colpo che gli ha ferito guancia, naso e bocca, ma non la tempra, la fiducia in se stesso. In sostanza è lui ad aver vinto anche questo incontro e lo fa a testa alta mentre il suo avversario del giorno viene allontano dal ring sommerso dalle urla e dai fischi di scherno.

Auto incoronatosi come il miglior Primo Ministro italiano degli ultimi 150 anni, Silvio Berlusconi passerà alla storia anche come il Presidente del Consiglio più aggredito, il più offeso da quel 50% – 1 degli italiani che non l’hanno votato ed il più deriso dalla stampa estera oltre che il più perseguitato dalla Giustizia. Di questo, proprio lui non se ne fa una ragione. Non capisco tanto odio contro di me. Ha dichiarato tristemente dal letto d’ospedale dove è stato ricoverato l’indomani dell’aggressione.

“Non sono io, non sono nessuno.” È stato il commento confuso del suo ultimo assalitore.

Come al solito a partire dal giorno seguente, addirittura dal minuto successivo, le interpretazioni dell’episodio hanno cominciato a mangiarsi il fatto in sé.

Confermando una novità vecchia di appena qualche anno, come l’informazione tratta la notizia ha maggiore peso politico della notizia stessa.

Sui giornali, i nemici di Berlusconi, primo fra tutti Antonio Di Pietro, sempre più convincente e convinto nel suo ruolo d’ispettore Zenigata, approfitta dell’aggressione per trattare ancora una volta Silvio Berlusconi come un ladro da acciuffare piuttosto che un antagonista politico da superare.

Rosy Bindi, donna crudelmente ferita in diretta televisiva proprio dal premier qualche settimana prima, che con fare sornione l’aveva definita più bella che intelligente, asciutta esprime solidarietà quindi aggiunge che il presidente non deve fare la vittima, che se l’è cercata e che in definitiva, ha sbattuto contro un pugno chiuso.

Gli amici di Silvio Berlusconi attaccano i suoi nemici incolpandoli dell’accaduto, con le lance pronte ed i scudi alzati si dichiarano indignati per le frasi propinate, poi esprimono parole di affetto ed auguri di pronta guarigione nei confronti del loro Presidente.

Tutti gli alleati politici, compresi quelli che fino al giorno precedente confessavano pubblicamente e a denti stretti alleanze di destra-centro-sinistra come alternativa nuova, ma fatta di gente più che vecchia esprimono ferme parole di condanna dell’episodio, fanno la fila per andarlo a visitare.

Giorgio Napolitano continua a leggere il suo copione da Don Abbondio, scritto da una mano apparentemente sempre più banale e stanca, con fare mite e costernato.

La Chiesa, consapevole di avere sempre meno anime da manipolare coi sensi di colpa e con promesse di paradisi metafisici; che la Lega bestemmia spesso e volentieri, ma almeno tiene ben lontani gli infedeli, cioè i fedeli di altre religioni, tende una mano al premier e quindi al suo governo e lo fa col suo più alto rappresentante: Papa Benedetto XVI indirizza al presidente del Consiglio un telegramma in cui esprime conforto e vicinanza dopo l’aggressione.

Su Internet, strumento che intanto che informa, strattona i fatti, stavolta c’è poca voglia di scherzare. Qualcuno ci prova, ma non funziona.

I Social Network si riempiono di discussioni da Colosseo, di pensieri scritti di pancia, di frasi di sdegno nei confronti di chi, dichiarato pacifista è ben contento dei risultati dell’aggressione.

Su Facebook, il più vasto simulacro di comunità diffuse, qualcuno apre una pagina Fan Club dedicata a Massimo Tartaglia.

Dopo appena 24 ore i fan accorsi sono più di 80 mila.

Intorno alle ore 17:20 di lunedì 14 Dicembre il promotore della pagina con più fan iscritti, scrive: Massimo Tartaglia non fa nulla di illegale nella sua pagina. Si chiama solo Massimo Tartaglia.

In televisione, cioè nel medium di massa più usato e abusato dagli italiani vengono riproposte, e commentate le opinioni più aggressive.

La maggioranza accusa l’opposizione di essere il mandante psicologico di Tartaglia e viceversa.

Quello che stavolta sembra essere successo è che le pernacchie, i litigi e le offese che vengono rifilate ed esaltate con risatine di sottofondo un pò dappertutto, come un boomerang siano ritornate in pieno volto proprio addosso al padrone di tutte le televisioni.

Perchè se vogliamo davvero trattare Massimo Tartaglia come un’arma allora è proprio la tv il mandante brigatista, il Frankestein che si è ribellato al suo creatore.

Intanto che viviamo in una società che si presenta moderna e democratica e nei fatti è morta e manipolante;

intanto che riflessioni simili vengono puntualmente derise dalla classe politica attuale, nell’intenzione di ridimensionare il senso critico, riformare il pensiero di tutto un popolo;

intanto che Silvio Berlusconi nel suo letto d’ospedale riposa;

intanto che persa dentro una Seconda Repubblica che non è nient’altro che una putrida appendice della precedente, la nostra Italia continua ad essere uno Stato che brucia dentro una Chiesa in fiamme;

ogni canale di ogni televisione trasmetterà un nuovo spot pubblicitario; Internet cliccherà su un altro sito per continuare il suo viaggio dentro gli effetti, sempre meno lontano dalle cause; i giornali diventeranno carta da riciclare ed ancora più lettori si domanderanno perché ancora li stampano a fare; un altro nessuno attaccherà senza alibi i poteri più forti e ne uscirà sconfitto,

fino a quando ..

di questa patria brucerà anche la gloria finale del proprio epitaffio; un nuovo gruppo di nessuno meglio organizzati, insieme alla scienza ed alla dignità finalmente raggiungerà il parlamento e ne meriterà il governo

ed il futuro dell’Italia tornerà ad essere una freccia pronta a scoccare verso la vera civiltà ed il vero progresso.

Alessandro Berni

Articolo pubblicato su: http://thetamarind.eu/2009/12/16/quando-il-potere-viene-colpito-in-bocca-dalla-follia/

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