Il decreto azzeccagarbugli

Il 5 marzo 2010 sulla Gazzetta ufficiale è stato pubblicato il decreto legge numero 29 dal titolo: ‘Interpretazione autentica di disposizioni del procedimento elettorale e relativa disciplina di attuazione’.

Tale decreto, emanato il giorno medesimo dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è stato adottato dal Governo nell’intenzione di riammettere nel Lazio e nella Lombardia le liste elettorali del Pdl, rispettivamente escluse per un ritardo nella consegna della documentazione e per la non validità di 514 firme.

Il 6 Marzo, il Tar della Regione Lombardia, ha riammesso la lista di Roberto Formigoni senza tener conto dell’aiutino offertogli da Governo e Presidenza della Repubblica.

L’8 Marzo, il Tar del Lazio si è rifiutato di reintrodurre la lista del Pdl in quanto il d.l. appositamente emesso non è applicabile, considerato che le elezioni regionali del Lazio sono disciplinate dalla legge regionale numero 2 del 2005 e non dalla normativa nazionale “interpretata” dal governo.

La porta chiusa dal Tar regionale è rimasta però aperta dal quarto comma del decreto legge stesso che dice:

“I delegati che si siano trovati nelle condizioni di cui al comma 1 (cioè che fossero entrati nei locali del Tribunale entro le 12 di sabato 27 Febbraio; ndr) possono effettuare la presentazione delle liste dalle ore otto alle ore venti del primo giorno non festivo successivo (Lunedì 8 Marzo) a quello di entrata in vigore del presente decreto”.

Perdonatemi lo scioglilingua, ma il decreto pronuncia che si possa fare qualcosa che secondo il Tar non è possibile fare in quanto manca la titolarità per farlo. Per tale motivo, nei prossimi giorni e nelle prossime ore sono attesi ricorsi e contro-ricorsi.

Indipendente da chi vincerà questa battaglia tra Stato e Regione Lazio, con questo atto il governo italiano ha confermato di fondare la sua attività politica su anabasi filosofiche e su elucubrazioni celebrali che quotidianamente mettono in pratica citazioni di alti pensatori e uomini di valore quali le seguenti:

La maggioranza degli uomini è stupida.

Biante da Priene, VI sec. a.C.

Una vera Democrazia non è mai esistita e non esisterà mai.

Jean-Jacques Rousseau (1712-1778)

Anche per i più grandi uomini di stato fare politica vuol dire improvvisare e sperare nella fortuna.

Friedrich Nietzsche (1844 – 1900)

La tragedia del vostro mestiere di giudici è che sapete di dover giudicare con leggi che ancora non sono tutte giuste.

Don Lorenzo Milani (1923 – 1967)

È inoltre evidente come questo d.l. sia stato emanato nell’intenzione di dare un colpo decisivo alla principale causa del progressivo ridursi della legittimazione dei partiti politici e della loro crescente attenuazione della capacità di svolgere il proprio ruolo di collegamento fra i cittadini e le istituzioni ovvero l’eccessiva burocratizzazione della loro organizzazione interna e del sistema in generale, condividendo pienamente il pensiero di critica alle moderne democrazie di Charles-Louis de Secondat barone de La Brède et de Montesquieu (1689 – 1755) che afferma: Lo stato burocratico è la forma moderna del dispotismo.

Trapelata la notizia che a causa di quest’ultimo fastidio provocato dalla noiosa consuetudine che la legge è uguale per tutti, la maggioranza abbia perso 3 punti elettorali, è doveroso riconoscere il parziale mea culpa  degli uomini di governo: hanno infatti ammesso che scoppiato il caso delle liste regionali in questione, non dovevano litigare fra di loro e prendersela con chi aveva sbagliato, ma restare uniti, continuare a tenersi mano nella mano, pretendere microfoni e spazi televisivi e fare quello che meglio sanno fare:

deridere, attaccare e criticare avversari politici e magistrati.

Quindi, una volta riconosciuto questo macroscopico sbaglio, eccellenti nell’arte della retorica hanno cominciato a propinare come cavillo 500 firme false.

Subito dopo, indomiti e malgrado i tentativi di magistrati che sprezzanti di ogni sorta di buon senso, pretenderebbero di fare il loro lavoro avvalendosi unicamente di opinabili strumenti giudiziari, principi e leggi democratiche; sono tornati alle loro attività professionali oltre che politiche:

Immersi in una società sempre più liquida in ogni forma di relazione sociale, epicurei ed impareggiabili amanti di notte; stoici e responsabili padri di giorno hanno continuato a favorire con fare e motivazioni cristalline l’accesso di loro stessi, dei loro figli e affini in ruoli di potere di aziende private ed enti pubblici.

Moderni Atlante hanno ripreso a reggere il peso del potere massacrati dalla consapevolezza che leleggi inutili indeboliscono quelle necessarie; modelli Icaro hanno proseguito il loro volo ininterrotto sopra la giustizia e a testa alta non hanno smesso di andare incontro alla sconfitta consapevoli che il massimo che possono ancora fare è ritardare la loro definitiva disfatta, la loro ultima erezione.

Tutto questo continuando a disinteressarsi del cambiamento d’era che stanno attraversando, dentro un presente devastato (ahi loro) dalla democratizzazione del sistema informativo e di quello energetico che nei prossimi decenni si imporrà sul loro mondo attraverso le reti World Wide Web e World Solar Energy Web.1

Con termini più modesti, per un solo minuto non hanno smesso di pensare ai cazzi loro, di combattere contro tutto e tutti in nome delle loro solide certezze, dei privilegi del mondo che li ha generati.

A questo punto, è doveroso ricordare che, per chi non amasse il loro modo di fare politica, per fortuna (o purtroppo), l’Italia può contare ancora sull’altro lato del parlamento:

Fra i più facinorosi, Antonio Di Pietro ha ribattezzato il decreto salva-liste come il decreto della vergogna, lo ha ritenuto da subito incostituzionale, quindi è andato oltre: ha invocato una chiamata alle armi, una insurrezione democratica di piazza per sventare il golpe in corso ed ha accusato Giorgio Napolitano di “Impeachment” poiché a suo avviso attraverso alcune dichiarazioni riportate nei vari quotidiani, si dedurrebbe che il Colle avrebbe partecipato attivamente alla stesura del testo.


A questa reazione accecata dal diritto, il popolo di sinistra si è ritrovato rassicurato da affermazioni e gesti più moderati e distensivi:

Luciano Violante (ricordiamolo: professore ordinario di istituzioni di diritto e procedura penale presso l’Università di Camerino e deputato di sinistra dal 1979 al 2008) ha affermato infatti che: “Di Pietro? Qualche volta parla a vanvera” dimostrandosi ancora una volta di essere lo statista progressista più autorevole e sibillino nel ruolo di collante tra sinistra e destra italiana.

Per conoscere invece la reazione del leader più considerato della sinistra d’Italia ci è venuto in soccorso il Corriere dello sport che ha rivelato:
La sera seguente all’approvazione del decreto salva-elezioni (sfascia-democrazia) lo sdegno di Massimo D’Alema si è seduto all’Olimpico, in tribuna Vip, a due passi dal volto teso del Ministro degli interni Roberto Maroni.2
Naturalmente nessuno ha bisogno di sfogliare anche la Gazzetta dello sport per sapere che la quasi totalità del popolo italico da sempre ama decidere il partito politico per cui votare come si sceglie una squadra di calcio: una sola volta e per tutta la vita.

Si può forse chiedere ad uno juventino di gridare forza Inter?

Mai, neanche per scherzo o dopo Moggiopoli. Mai!

Il giorno delle elezioni prossime venture, mentre un elettore di sinistra tutto quello che potrà fare è calcare ancora più forte un segno, la propria indignazione sulla solita area di preferenza, un elettore di destra troverà mai la forza di entrare nella cabina elettorale, turarsi il naso, magari indossare un guanto bianco e votare un partito di sinistra così da punire la condotta anti-costituzionale dell’area politica che ha sempre votato?

Quello che gli storici elettori di destra potrebbero fare, senza varcare troppo la linea dei propri ideali; potendo continuare a pensare: mai un lapis guidato dalla mia mano sfiorerà una falce, un martello ed i suoi derivati; è disperdere il proprio voto, votare scheda bianca oppure nulla.

Qualcuno senz’altro lo farà, ma in quanti?

Si sentirà forse davvero meno solo, Domenico Fisichella, co-fondatore, promotore dei valori di riferimento e del programma politico del defunto partito di destra Alleanza Nazionale (1994 – 2009)3,4che alle elezioni del 2006 si candidò e venne eletto tra le file dell’Ulivo convinto che chi credesse veramente nei valori della destra italiana dovesse andare contro l’attuale coalizione di maggioranza ed il suo degno governo?

Nell’attesa di riconoscere i risultati statistici che risponderanno a questi ultimi interrogativi, alle elezioni amministrative del 28 e 29 marzo 2010 o qualsiasi altra data in caso di rinvio (è inutile guardare la scadenza del latte versato), se anche nell’intera regione Lazio sarà possibile eleggere i candidati del Pdl il merito sarà di un decreto legge che sarà ricordato da tutti come un capolavoro di buon senso, di virtù civica, palese figlio della cultura della partecipazione alla vita pubblica e che si concretizzerà in una grande perdita di tempo e denaro, oltre che in un figura di merda mondiale in ottemperanza a leggi regionali, statali e costituzionali, fra cui ricordiamo l’art. 15 della Legge 400 del 19885 e quanto sancito dall’art. 72 della Costituzione.6

Supposta la realizzazione dell’eventualità siffatta ed archiviate le sunnominate votazioni, visto che al più volte citato decreto legge non si poteva chiedere di fare quello che ha fatto, si evince che la Corte Costituzionale sarà chiamata a giudicare sulla sua costituzionalità e, banalmente, si troverà di fronte ad un aut aut binario: annullare le elezioni appena svolte; cessare di esistere.

La sola alternativa all’ipotesi appena redatta è che lungo le rive del fiume Tevere ci si presenti alle elezioni candidando per il centro-destra la sola lista civica Polverini tenendo fuori per quest’occasione quella del Pdl, acronimo (non dimentichiamolo) di Popolo della Libertàe buonanotte al secchio.

______________

1http://thetamarind.eu/2010/03/04/the-wsew%E2%80%99s-project/
2http://www.corrieredellosport.it/Notizie/Calcio/101133/%20Roma-Milan,%20tutto%20esaurito.%20Quanti%20vip%20all%27Olimpico!
3http://www.fisichella.it/2001/Archive/DocumentView.asp?DocumentID=7
4http://www.fisichella.it/2001/Archive/DocumentView.asp?DocumentID=9
5 http://www.governo.it/Presidenza/normativa/legge2308_400.html
Art. 72 Cost.: Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una Commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.
Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza.
Può altresì stabilire in quali casi e forme l’esame e l’approvazione dei disegni di legge sono deferiti a Commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della Commissione richiedono che sia discusso e votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle Commissioni. La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa , di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi”.
Le motivazioni della scelta del nome del partito Popolo della Libertà sono disponibili a partire del minuto 7:00 del video presente nel link: http://www.ilpopolodellaliberta.it/congresso-nazionale-27-28-29-marzo-2009/27-28-29-marzo-2009.htm e sono le seguenti: “Il Popolo della Libertà fissa e indica immediatamente due caratteristiche fondamentali: popolo, perché la sovranità appartiene al popolo, perché dal popolo troviamo legittimazione e per il bene del popolo vogliamo lavorare; libertà perché è il nostro valore di riferimento, religione laica, stella polare che ci guida in tutte le decisioni.”

Alessandro Berni

Articolo pubblicato su: http://thetamarind.eu/2010/03/09/il-decreto-azzaccagarbugli/

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