Tanto rumore per nulla?

l caso wikileaks, ovvero quando dei documenti segreti diventano pubblici e clamorosamente illuminati dai fari dell’informazione di tutto il mondo.

Wikileaks si presenta come un’associazione non a scopo di lucro specializzata nel diffondere documenti riservati ricevuti da fonti spesso coperte da anonimato.

Secondo lo statuto dell’associazione, avanzati sistemi informatici di sicurezza, giornalismo e principi etici sono combinati insieme per ottenere la pubblicazione di fughe di notizie verificate, scelte con lo scopo di migliorare la trasparenza delle azioni dei governi e delle società che abitano l’intero pianeta.

Secondo le dichiarazioni recenti del governo degli Stati Uniti, l’azione dell’organizzazione sta destabilizzando la diplomazia del mondo.

Il sito Internet dell’organizzazione www.wikileaks.org ha pubblicato il primo documento nel dicembre 2006. Nei primi anni di attività ha fatto parlare di sé in particolar modo per le sue fughe di notizie sulla prigione di Guantanamo e sulle ultime guerre in Irak e in Afghanistan, offrendo documenti che testimoniano il maltrattamento di prigionieri, l’uccisione di civili e l’occultamento di cadaveri.

Intanto che cresceva d’importanza nel mondo dell’informazione, Wikileaks ha preso accordi vincolanti con il New York Times, Le Monde, The Guardian, El Pais, Der Spiegel.

Cresciuto in notorietà e attendibilità, diventato famosino soprattutto fra gli addetti ai lavori dell’informazione, il fenomeno www.wikileaks.org è esploso in questi giorni esattamente a partire delle 23:30 italiane del 28 novembre 2010 quando ha cominciato la diffusione di documenti diplomatici statunitensi, molti dei quali etichettati come confidenziali o segreti.

Pare che i documenti in questione sono stati rubati da un ragazzino di ventitrè anni di nome Bradley Manning che ha impiegato otto mesi di tempo per raccogliere 250 mila files segreti e che per questo rischia cinquant’anni di carcere.

Le ultime fughe di notizie di wikileaks hanno occupato le prime pagine dei giornali di tutto il mondo, hanno riempito spazi televisivi, radio, siti Internet e sono diventate argomento comune di conversazione nelle metropolitane di New York, nei bistrot di Parigi, sulle spiagge di Melbourne, ovunque.

Co-fondatore e attuale responsabile del progetto è Julien Assange, australiano, classe 1971, di mestiere giornalista, hacker e programmatore. Detestato, perseguitato da diversi tribunali del mondo per vari motivi, proprio nelle settimane precedenti alla diffusione dei documenti provenienti dai servizi segreti americani ha ricevuto un mandato di arresto dalla procura svedese (paese che ospita i server del sito) per uno strano caso di preservativo rotto che si è trasformato in accusa di stupro da parte di due donne, per il quale si è meritato un mandato d’arresto internazionale dall’Interpol in 188 paesi.

Nei documenti di questi giorni si parla male soprattutto dei capi degli attuali e soliti noti nemici d’America, Iran e Corea del Nord; si dice che l’America spiasse l’ONU (nessun diplomatico o politico finora è caduto dalle nuvole per questo); si tirano le orecchie ad un presidente occidentale (il nostro) esageratamente amico del vecchio nemico russo; si dà del pazzo a un dittatore africano e a un troppo comunista leader del Sudamerica.

Per il momento, poc’altro, così da lasciare il ruolo del protagonista alle dichiarazioni dei governi arabi del Golfo, preoccupatissimi della proliferazione del nucleare in Iran e che invocano a più voci un intervento americano in Persia.

In America finora Obama tace, in quanto ufficialmente ha altre cose a cui pensare: la crisi economica. Per questo, stanno parlando a nome del governo statunitense il Segretario di Stato Hillary Clinton, il Ministro della Giustizia Eric Holder e il portavoce del Presidente Robert Gibbs.

Non si sa in quanti leggeranno i documenti di wikileaks, ma tutti, attraverso qualsiasi tipo di mass-media, si ritroveranno bombardati dalle seguenti parole di Hillary Clinton: « Si è verificato un attacco alla comunità internazionale, alla salvaguardia della sicurezza globale». È il terrorismo informatico, baby.

Tra le risposte della comunità politica internazionale la voce più indignata al momento è quella del Presidente del Venezuela Hugo Chavez che ha chiesto le dimissioni di Hillary Clinton.

Una delle risposte più moderate e illuminanti è arrivata dal ministro degli esteri  tedesco Guido Westerwelle che ha riconosciuto come commenti di gossip sui leader europei non siano benvenuti, ma neanche importanti. L’unica preoccupazione reale è per le vite di alcuni diplomatici che potrebbero essere messe a rischio dalla diffusione dei documenti in questione.

Un portavoce di Cremlino ha liquidato come fiction hollywoodiana l’intero argomento.

In Italia, Silvio Berlusconi forse pensando a una barzelletta all’inizio si è messo a ridere, quindi è diventato un po’ più serio e ha cominciato a parlare di complotto contro gli interessi economici italiani in Medio Oriente.

Il Presidente dell’Iran Ahmadinejad ha minimizzato le frasi negative nei suoi confronti ricevute dai suoi vicini arabi.

Da Egitto e Arabia Saudita, per il momento, nessun commento.

Quindi, tutti scontenti, con toni neutri o imbarazzati e senza parole? No.

Scriviamolo chiaro: Wikileaks Giorno 1: Israele compiaciuto apertamente.

Il primo pugnetto dei 250 mila dossier in arrivo per cominciare ha spaccato in due ancora di più il mondo arabo.

Boris Biancheri, in passato ambasciatore italiano a Tokyo, a Londra e a Washington, direttore generale degli affari politici del Ministero degli Affari Esteri, uno degli uomini più preparati d’Italia in azioni diplomatiche, durante un’intervista pubblicata il 30 novembre da Il Sole 24ore ha detto:

« La vera notizia è che rapporti confidenziali diventano pubblici con il massimo clamore possibile, e questo è sicuramente inconsueto ».

A questo punto, è doveroso un elenco di domande:

Settimane d’attesa, di premesse per cosa? Dov’è il terremoto diplomatico previsto? Nel pubblicare che Berlusconi ha le occhiaie? Che Gheddafi si fa di botulino?

Diffondere fonti rubate è legittimo? Rientra nella deontologia professionale dare in pasto al mondo segreti di Stato in nome della richiesta di maggiore trasparenza da parte dei governi del mondo?

Il clamore sull’argomento è giornalismo o manipolazione globale di massa?

Perché Julien Assange fa così paura ed è costretto a vivere nascosto, a cambiare domicilio in continuazione come un cibernetico Bin Laden?

Si verificherà il pronostico del governo americano: presto tutto sarà dimenticato, tutto ritornerà come prima? O questa stima più che una convinta speranza è una bugia consapevole?

La montagna di file in arrivo oscurerà definitivamente la progressista azione diplomatica di Obama ed il suo premio Nobel per la pace preventivo ricevuto nel 2009?

Wikileaks si sta trasformando in un boomerang per se stesso, da sito di contestazione delle ultime guerre in Irak e Afghanistan a maestro d’orchestra che fa scrivere nei giornali di tutto il mondo che l’Iran è sempre più solo, che i paesi arabi invocano un attacco americano?

Davvero il merito dell’operazione si deve a un manipolo d’idealisti? Ma insomma, è possibile che un hacker e un Robin Hood siano riusciti da soli a stravolgere l’agenda politica internazionale d’America, a occupare l’informazione del pianeta?

Consapevolmente o suo malgrado, è notizia di domani scrivere che Wikileaks stia diventando la marionetta dei falchi più fantasiosi dei governi Bush?

Alessandro Berni

Articolo pubblicato su: http://thetamarind.eu/2010/12/02/tanto-rumore-per-nulla/

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