Saviano a Zuccotti park, tra applausi e imprecisioni

Da New York, Alessandro Berni

“Bisognerebbe istituire un ministero del Disturbo, una fonte istituzionale di scompiglio, uno scardinatore del tran tran e del compiacimento”.Questa frase del filosofo John Dewey la conosce bene il movimento di cittadini Occupy Wall Street, che da più di due mesi sta manifestando giorno e notte le proprie mortificazioni contro la crisi internazionale.

A quest’agorà che si è conquistata i riflettori internazionali, si è unito sabato scorso Roberto Saviano. Lo scrittore, capillare conoscitore della malavita organizzata italiana, apprezzato comunicatore e giornalista capace di fare elenchi dettagliati di nomi, cognomi e attività illegali nel nostro paese, ha parlato di mafia globale, ha espresso giudizi sulla situazione politica americana, quella italiana e ha incoraggiato a più riprese i manifestanti e lo spirito della manifestazione. Senza pulpito né megafono, perché a Zuccotti Park tutto è amplificato dal passaparola, da comunicati stampa fatti di twitters e status di Facebook, Roberto Saviano ha meritato applausi, è scivolato sopra imprecisioni. Nel suo discorso (disponibile integralmente qui) si è permesso di dire che «il Pil della criminalità organizzata globale ha toccato negli ultimi anni i 1.000 miliardi di dollari, cifra superiore ai bilanci di 150 paesi membri dell’Onu, ovvero che Il 10% del Pil mondiale è in tasca alle mafie». Se sono sensazionali quanto non verificabili le cifre sparate, sono praticamente impossibili da credere i numeri seguenti: «Se il narcotraffico venisse debellato, l’economia degli Stati Uniti subirebbe perdite comprese tra il 19 e il 22 per cento, mentre quella messicana vedrebbe un crollo del 63 per cento». Ma mentre continuava il passaparola e si diffondevano cenni di approvazione, qualcuno fra i presenti ha cominciato a chiedersi: ma come si fa a dire che un quinto del Pil della prima potenza mondiale dipende dal narcotraffico? Casomai dagli psicofarmaci, visto in fette sempre più larghe della popolazione americana il prozac sta facendo le scarpe alla marijuana. Ma, battute a parte, anche quando parla di politica americana Saviano lascia perplessi. Infatti quando afferma: «Se potessi dire qualcosa al Governo americano, direi che non sta facendo abbastanza per difendere i suoi cittadini, direi ai Repubblicani e al Tea Party che stanno spingendo l’economia americana al disastro sostenendo che la scomparsa delle regole sia la soluzione», si dimostra un cattivo conoscitore del passato recente e del presente del paese americano.

Intanto, è doveroso ricordare che una forte accelerazione al processo di globalizzazione come lo conosciamo oggi è stata data dall’istituzione del WTO, organizzazione nata durante i due governi del democratico Bill Clinton che dal 1995 ha il ruolo di supervisore della liberalizzazione del commercio internazionale. Inoltre, se è umano dicotomizzare, semplificare la realtà dividendola in due, in bene e male, in giusto e sbagliato, è inappropriato accusare un solo ramo del parlamento americano di stare portando l’economia Usa e quella mondiale sul baratro, in quanto è l’intero sistema che si sta trovando in difficoltà nel rispondere alla crisi economica attuale. Sono molti gli intellettuali in tutto il mondo che stanno provando a fare una diagnosi del presente, almeno una foto della situazione politica attuale. I risultati di questi sforzi sono scarsi e proprio nessuno sembra avere ricette convincenti per la creazione e la diffusione di benessere in futuro.

www.fareitaliamag.it/2011/11/21/saviano-a-zuccotti

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