Irene ha smesso di fare paura

‎”Tornado distrugge casa nel Delaware”, così lo scrittore Giuseppe Genna ha commentato scherzosamente su FB la fine del passaggio d’Irene su New York.

E lei, Irene, prima temibile uragano che per una settimana ha monopolizzato l’attenzione dei mass-media del mondo per il suo arrivo nella costa est degli Stati Uniti, poi declassata a tempesta tropicale quando si trovava a due passi dalla grande mela, in queste ore sta mettendo fine alla propria corsa.

L’evento, pubblicizzato ovunque, ha riacceso nelle memorie le catastrofi degli uragani più tragici degli scorsi anni; ha riaperto nell’opinione pubblica e nei mass-media il dibattito sui gravi costi ambientali di un progresso basato sul consumo degli idrocarburi, quindi sul surriscaldamento del clima.

Tra allagamenti reali e inondazioni potenziali, quindici persone hanno perso la vita e tre milioni di cittadini sono rimasti senza elettricità. Vittime e danni reali ci sono stati davvero, soprattutto in North Carolina e Virginia, ma fortunatamente nettamente al di sotto delle più ottimistiche aspettative.

Intanto che i cronisti delle varie tv americane cercavano i punti più ventosi e spettacolari dove tenere i loro aggiornamenti, Irene perdeva di forza, i suoi venti e le sue acque diminuivano d’intensità.

Si è preparata bene New York, coi suoi otto milioni e passa di abitanti per l’arrivo di questo evento meteorologico.

 

Durante la giornata di sabato, nelle ore precedenti all’arrivo della tempesta, mentre i salutisti di Central Park facevano jogging, andavano in bici o giocavano a tennis, in altre parti della città designate come zone a rischio, ci si preparava a lasciare appartamenti e cari oggetti.

Preparandosi alle peggiori ipotesi, il sindaco Bloomberg ha guidato l’evacuazione di 370 milioni di persone e la predisposizione di 91 centri di accoglienza.

Tutta la città si è organizzata con calma, solidalmente. A dimostrazione di questo, le file educate ai supermercati per fare minime scorte di acqua, e derrate alimentari primarie; pile, torce e candele in previsione di ore di blackout.

Più di diecimila voli cancellati in partenza o diretti per la costa est americana; chiusi per due giorni i voli in arrivo per New York; alle 14h00 di sabato, le 468 stazioni della metropolitana, più di 520 chilometri di binari, anche il più vasto sistema di trasporto pubblico al mondo si è fermato.

Dopo ore di deserto metropolitano, lentamente, già nel pomeriggio di domenica gli abitanti di New York hanno ripreso a riempire le strade della loro città, ad affollare i ristoranti insieme ai propri bambini, a portare a spasso i loro cani.

Nella capitale d’Occidente sta tornando la normalità e la voglia di sorridere. Non un minuto del suo lavoro perderà Wall Street. L’orizzonte ha smesso di fare paura. Da ogni aeroporto presto si riprenderà a volare.

Alessandro Berni. Articolo aggiornato alle 16:45 di domenica 28 agosto (fuso orario di New York) 


http://www.fareitalia.com/514_irene_ha_smesso__di_far_paura

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