L’Italia prova a uscire dal pantano

La scossa sismica al ribasso di questa settimana della borsa di Milano lascia dedurre che la speculazione internazionale abbia deciso di lanciare i dadi e attaccare l’Italia.

È doveroso ricordare che la crisi economica italiana in corso si basa prima di tutto su record negativi peculiari del nostro Paese quali:

una crescita del PIL che è stata dal 2001 a oggi dello 0,2 contro l’1,1 della zona euro;

un debito pubblico che ha raggiunto quota 119% del PIL e che praticamente ogni giorno batte il proprio record.

A questi due aspetti si è aggiunta la notizia ripresa dai canali informativi finanziari di mezzo mondo del crescente divario tra i tassi d’interesse dei BTP italiani e quelli dei BUND tedeschi, che nel corso della giornata di lunedì scorso ha toccato i 306 punti ovvero non è mai stato così ampio dall’entrata in vigore in Europa della moneta unica.

L’odierna crescita zero del sistema economico italiano ha origini profonde e bipartisan, è nata durante la Prima Repubblica ed è continuata nella Seconda.

L’attuale debito pubblico è il risultato d’incoscienti e egoistiche azioni politiche maturate soprattutto dagli anni ottanta del secolo scorso in poi.

È notizia di questi giorni l’urgenza di cambiamento, la necessità di riforme fiscali subito, di tagli alla spesa pubblica che non possono essere più rimandati e di un’agenda politica che deve essere pianificata – come sottolineato dal presidente dell’ABI Giuseppe Mussari – vivendo la crescita economica come un’ossessione.

L’esplodere in casa di quest’ultima tempesta finanziaria deve essere vissuta come la cruciale opportunità per mettere fine a decenni di trascuratezze economiche e collusioni con pochezza di coraggio e eticità.

La telefonata materna del governo tedesco a quello italiano arrivata per lodare la manovra finanziaria in corso di approvazione ci dice che l’Italia può aver intrapreso la strada giusta per far ripartire la propria economia e che l’Europa è presente per difenderci da temibili attacchi speculativi.

Insieme alla ripresa economica, basilare e fondamentale obiettivo, come segnalato da diversi economisti, deve essere il pareggio di bilancio nel 2014.

Leader di questa svolta economica positiva dovrebbe essere il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti.

Nei giorni scorsi, un suo cattivo intervento durante una conferenza stampa del Ministro per la Pubblica Amministrazione e Innovazione Renato Brunetta ha acceso i riflettori sulla sua personalità e ha fatto nascere discussioni in merito a un suo isolamento all’interno dell’attuale governo.

Nel suo intervento mitigatorio delle tensioni fra i due ministri, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha fra l’altro detto di capire Tremonti in quanto preoccupato per l’andamento dei mercati, ma che anche lui non dovrebbe dimenticare che in politica il fatturato è composto dal consenso e dai voti.

Considerato che è necessariamente finito il tempo dei rinvii e delle vuote promesse di cambiamento; i previsti tagli alla spesa pubblica, in primis quello del costo della politica da un lato, e azioni politiche veramente liberali che valorizzino il lavoro e la libera iniziativa dall’altro, dovrebbero portare a un ritorno di credibilità internazionale e fiducia nei mercati garantendo ovvero il risanamento economico-finanziario dell’intero Paese e la realizzazione del fisiologico bisogno di un governo di conferma del consenso popolare.

Alessandro Berni

http://www.fareitalia.com/392_l_italia_prova_a_uscire_dal_pantano

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