Lo schiaffo carioca

Colpevole per l’assassinio di Antonio Santoro avvenuto il 6 giugno 1978.

Colpevole per gli omicidi di Pierluigi Torregiani e di Lino Sabbatin compiuti il 16 febbraio 1979.

Colpevole per la morte di Andrea Campagna avvenuta il 19 aprile 1979.

Un maresciallo della polizia, un gioielliere, un macellaio, un agente della DIGOS. Gente comune. Come alibi per i propri delitti, la rivoluzione.

Insieme ad altri complici ed esecutori materiali, Cesare Battisti è qualcuno che ha ucciso. Una, due, tre, quattro volte.

Doveva prendere la patente che Cesare Battisti già bazzicava nel mondo della vita a delinquere. Per questo, i suoi diciotto anni li festeggia in carcere.

Nel 1977, nel carcere di Udine, incontra Arrigo Cavallina ideologo dei Proletari Armati per il Comunismo, quindi decide di unirsi al PAC per continuare quello che già faceva: rapine a mano armata.

Arrestato di nuovo nel 1979 riesce a evadere e fuggire in Francia nel 1981 dove comincia a vivere da latitante.

Siamo in pieni anni di Piombo. Nel mondo è guerra fredda, in Italia è guerra civile.

Dalla Francia, Cesare Battisti scappa in Messico quindi ritorna a Parigi.

Rintanato in qualche chambre de bonne, Cesare Battisti trova il tempo per affermarsi come mediocre scrittore. Questo aggiunge notorietà alle sue imprese e gli permette di entrare nei salotti buoni della rive gauche parigina dove, a quanto pare, è branché, alla moda vantarsi di avere un amico assassino.

Addirittura nasce un movimento di solidarietà al quale aderiscono tra i vari scrittori e intellettuali Bernard-Henri Lévy, Daniel Pennac, Fred Vargas.

Ignoranti militanti, come li ha chiamati Barbara Spinelli nel suo ultimo editoriale dedicato a Cesare Battisti.  (http://www.repubblica.it/esteri/2011/01/05/news/spinelli_battisti-10859821/ ).

Capre e basta, come li insulterebbe Vittorio Sgarbi.

Il sistema giudiziario francese rifiuta l’estradizione di Cesare Battisti nel 1991 per autorizzarla poi nel 2004. A seguito di questo procedimento la sua fuga continua in Brasile come latitante.

Arrestato ancora una volta nel 2007. Riceve nel 2009 lo status di rifugiato politico che viene poi annullato dal Supremo Tribunal Federal in quanto giudicato illegittimo.

Il 31 dicembre 2010, il presidente del Brasile Lula annuncia il proprio rifiuto all’estradizione di Cesare Battisti e il 9 giugno 2011, il Supremo Tribunal Federal brasiliano conferma questa decisione votando a favore della sua liberazione.

La motivazione di diniego dell’estradizione si basa su una falsa e indecente supposizione: l’estradando sarebbe esposto, in Italia, a grave pericolo per la sua incolumità personale.

Questa sentenza è il chiaro sintomo che la giustizia in Brasile sia a disposizione della classe politica che ne governa il Paese; che il Brasile, Paese emergente, il cui PIL è negli ultimi in continua crescita, usa un delinquente per sfidare l’Italia, vecchia potenza del G8, che insieme alle altre economie mature occidentali sta arrancando nel proprio peso internazionale politico ed economico.

Le immediate reazioni da parte delle più alte istituzioni italiane si basano su espressioni simili quali: vivo rammarico, sconcerto, amarezza, delusione, lesione di accordi e amicizia.

Ma la netta indignazione verbale deve essere adesso accompagnata da una pronta e decisa azione politica internazionale.

La prima timida iniziativa concreta è arrivata dalla Farnesina. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha richiamato l’ambasciatore italiano in Brasile, Gherardo La Francesca. Momentaneamente, non si tratta di un ritiro ma di una semplice convocazione così da raccogliere informazioni in attesa di definire le prossime iniziative dell’Italia e valutare gli impatti attuali sugli accordi col Brasile già esistenti e quelli futuri.

Se è evidente la caduta di credibilità dell’apparato istituzionale brasiliano che per difendere un terrorista ha violato la Convenzione di Vienna che regola i Trattati internazionali e il Trattato bilaterale Italia-Brasile sull’estradizione del 1989 è altrettanto palese che a questa bassezza, l’Italia, l’Europa deve rispondere con vigore.

Per tale motivo, dal governo ci aspettiamo misure che diano onore della memoria delle vittime in questione e garantiscano al nostro Paese il dovuto rispetto internazionale.

http://www.fareitalia.com/274_lo_schiaffo_carioca

Advertisements
This entry was posted in Totally Optional and tagged , , . Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s