Monti negli Usa, missione compiuta

da New York, Alessandro Berni

È finita la due giorni americana di Mario Monti. L’agenda del premier era cominciata a Washington dove prima di incontrarsi alla Casa Bianca con Obama aveva visitato il Congresso e tenuto una conferenza al PIIE. Il giorno successivo Full Monti è volato a New York dove ha avuto appuntamenti alla sede del New York Times, di Bloomberg e al New York Stock Exchange. Quindi, dopo aver concesso un’intervista alla CNBC ed essersi incontrato con il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon, ha concluso il proprio viaggio in uno spicchio d’Italia, al Consolato Generale del nostro Paese a New York.

Il premier ha incassato per il proprio governo e per l’Italia applausi e attestati di fiducia. A convincere gli americani è stato in particolare il fatto che esista per il nostro Paese una chiara agenda da rispettare e che durante i primi tre mesi di operato sono state da subito intraprese le necessarie misure per applicarla. Inoltre, per convincere i mercati a scommettere su di noi, ha fatto leva soprattutto su un argomento: il rafforzamento del mercato interno europeo, ovvero che il ritorno alla crescita sarà avviato dall’aumento dei consumi e degli investimenti all’interno della zona euro. In pratica, per il primo ministro, la ricetta per lo sviluppo del nostro Paese passa per una maggiore integrazione del mercato interno europeo.

Mario Monti da New York ha ribadito che intenderà «continuare a fare quello che abbiamo iniziato», contando su «un Parlamento consapevole della necessità di prendere decisioni rapide». In particolare, ha confermato che l’Italia sarà capace di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013; che per marzo prevede di attuare la riforma del mercato del lavoro; che le banche italiane, nonostante il taglio di rating da parte di S&P di 34 istituti di credito, sono meno vulnerabili delle banche di altri Paesi e che molte di loro stanno già provvedendo alla necessaria ricapitalizzazione. A proposito della Grecia ha aggiunto che non crede che arriverà al default e che comunque anche in questo caso non ne prevede l’esclusione dall’euro.

Insomma, se siamo in fase di half-time per l’America, il risanamento dell’Italia è appena all’inizio del primo tempo. La partita è lunga e il campo da gioco è infangato da recessione e debito pubblico ancora alle stelle. In campo, assicura il primo ministro, c’è una « nuova Italia » a cui voglia di vincere e competenze non mancano e per raggiungere la vittoria neanche in futuro dovranno mancare.

In palio questa volta non c’è una coppa del mondo, ma il benessere degli italiani e non solo. È convinzione diffusa che se l’Italia fallisse nel proprio risanamento, l’esito sarebbe il collasso della zona euro, la morte della moneta unica e una nuova recessione ancora più grave di quella attuale per l’Europa, gli Stati Uniti e per il resto dei Paesi a loro legati.

http://www.fareitaliamag.it/2012/02/11/monti-negli-usa

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