Porto Rico sarà la cinquantunesima stella d’America?

Da New York, Alessandro Berni

La capitale di Porto Rico? New York. Battuta geografica che rappresenta bene i forti legami tra questo piccolo Stato delle Antille e la Grande Mela. Infatti, sono un milione e seicentomila i portoricani che abitano a NYC, quasi il doppio di quelli che popolano la vera capitale San Juan. Ad accendere i riflettori su Porto Rico sono i caucuses repubblicani di passaggio in questi giorni. Domenica si è votato per eleggere i delegati che porteranno il loro voto a Tampa. I portoricani, però, non parteciperanno alle presidenziali di novembre in quanto in virtù del loro speciale status giuridico hanno diritto a dire la loro durante i caucuses, ma non al momento delle vere elezioni del principale inquilino della Casa Bianca. Di fatti, più o meno da quando i ciechi hanno cominciato a farsi chiamare non vedenti, Porto Rico è un territorio non incorporato. Prima si chiamava colonia. I suoi abitanti possono quindi contare su un passaporto americano dal 1917 e il paese è dotato di una propria autonomia di governo, ma non è né completamente indipendente né uno Stato federato americano. Già per tre volte, nel 1967, nel 1993 e nel 1998, si è svolto un plebiscito che ha chiesto ai cittadini di scegliere fra l’indipendenza, l’opportunità di diventare uno Stato federato americano o rimanere territorio non incorporato. Finora, ha sempre prevalso quest’ultima scelta. Proprio in concomitanza con le prossime elezioni del presidente degli Stati Uniti del 6 novembre 2012, per gli abitanti di Porto Rico si ripresenterà l’occasione di farsi di nuovo il solito quesito.

I candidati repubblicani, sul prossimo futuro giuridico del Paese hanno lasciato dichiarazioni morbide e simili affermando che sarà il popolo taino a decidere il proprio destino e che il Congresso sarà pronto ad accettare qualsiasi decisione del plebiscito. L’unico che ha sollevato un appunto paternalistico è stato il conservatore fra i conservatori, Rick Santorum, ricordando che in tutti gli Stati che compongono gli Usa la prima lingua è l’inglese e che la conoscenza del suddetto idioma è quindi un segnale imprescindibile per indicare il livello d’integrazione di un popolo che vuole considerarsi perfettamente inserito all’interno del tessuto sociale del paese a stelle e strisce. Perché si sa, il livello medio dell’inglese di molti abitanti dell’arcipelago portoricano è simile a quello dell’italico nonno di Rick, quando fece le valigie e decise di emigrare negli Stati Uniti d’America.
L’ispanica Porto Rico ha scelto decisamente Romney, che ha conquistando più dell’80% dei voti. Questo non a causa dei commenti dell’ultim’ora dei candidati, ma per via della ben rodata macchina elettorale dell’ex governatore del Massachusetts, capace di non trascurare alcuno Stato. Una vittoria schiacciante che conferma quanto avvenuto a Guam, nelle Isole Vergini, nelle Samoa americane e alle Hawaii, ovvero che almeno in mezzo all’oceano il mormone candidato presidente non ha rivali. La prossima tappa delle elezioni è martedì 20 marzo quando si voterà in Illinois. Detto questo, la campagna elettorale sia per gli Stati Uniti che per Porto Rico continua. Vedremo a novembre quante stelle si dovranno contare nella bandiera di questo Paese e chi sarà il presidente che dovrà prendersene cura.

 

Advertisements
This entry was posted in Totally Optional and tagged , , . Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s