Se Hitler uccide ancora

La perle è un popolare bistrot che si trova nello storico quartiere Marais, ex ghetto ebraico di Parigi. Per lo più è frequentato da studenti e manager, viaggiatori e parigini, artisti e curiosi. Fra clochards e yuppies in cravatta si va al banco e si ordina da bere birre e vini le cui etichette si possono trovare anche nei vari supermercati e discounts della città.

Può succedere che stars del jet-set mondiale passino di là per l’aperitivo o per il bicchiere della staffa; che un Jhon Galliano straciucco entri con in testa un cappello nuovo e accanto a chiunque si metta a sedere.

A questo punto, può succedere ancora di più che qualcuno meno di altri abituato a ritrovarsi accanto a una personalità pubblica, accenda il proprio videofonino e provi timidamente a interagire.

Basta poco per invadere e distruggere la vita di una persona. Si preme il tasto rec e si chiede come va.

Girl:  Are you blond… Are you blond with blue eyes?

Jhon Galliano:
No, but I love Hitler and people like you would be dead today. Your mothers, your forefathers, would all be fucking gassed and fucking Dead.

Both Girls:
Oh my God.

Girl: Do you have a problem?

John Galliano:
With you – you’re ugly.

Girl: You don’t like peace? You don’t want peace in the world?

John Galliano: Not with people, like ugly people.

http://www.thesun.co.uk/sol/homepage/news/3441014/See-Sun-video-of-John-Gallianos-racist-brI-love-Hitler-rant.html

Jhon Galliano a delle innocue avances di conversazione risponde provocazioni barcollando, impasta cattiverie fino a quando non osa dire: Amo Hitler e la gente come voi oggi sarebbe morta.

Quindi alla domanda: non ameresti la pace del mondo, malignamente risponde: non insieme a gente brutta come voi.

Non perché ebree, ma in quanto brutte e malvestite, Jhon Galliano, ignaro di essere filmato, per offendere due sconosciute inneggia al Fuhrer.

A seguito della pubblicazione di questo dialogo, Dior, la casa di moda per cui lavora, licenzia in tronco il proprio stilista di punta sancendo che durante una notte qualsiasi dell’inverno scorso, in pochi attimi, il destino professionale di Jhon Galliano ha incontrato la morte.

Passano poche settimane e ancora in Francia, questa volta a Cannes, durante una conferenza stampa quindi senza l’alibi della privacy né dell’alcol, il regista danese Lars Von Trier, prende una pausa dalla presentazione del suo film Melancholia e improvvisa parole di affinità nei confronti del nazismo svelando empatie nei confronti di Adolf Hitler.

“Sì, capisco Adolf Hitler. Riconosco che abbia fatto tante cose sbagliate, ma riesco a immaginarmelo solo nel suo bunker e provare per lui un po’ di simpatia”. “Non dico questo perché ce l’abbia con gli ebrei, ma Israele è un dito nel c. ehm, una spina nel fianco”.

http://www.telegraph.co.uk/culture/film/cannes-film-festival/8522255/Lars-Von-Triers-Nazi-gaffe.html

A queste frasi di humour estremamente nero, l’organizzazione del festival di Cannes ha immediamente reagito comunicando che Lars Von Trier «è persona non grata», decretando così’ l’encefalogramma piatto della distribuzione cinematografica del film in competizione del regista danese.

Di seguito, mentre Lars Von Trier ha versato fiumi di parole per scusarsi, Jhon Galliano ha negato in maniera telegrafica qualsiasi propria aspirazione anti-semita.

Intanto che Lars Von Trier sta continuando a percorrere la sua strada per la propria personale Canossa nella speranza di ottenere il perdono dell’industria culturale, Jhon Galliano ha confidato ai suoi più stretti amici e collaboratori che non ha voglia di parlare con i giornalisti, di dare ulteriori spiegazioni. Non ha voglia di tornare a lavorare. Vuole soltanto essere dimenticato.

I due artisti, seppure in contesti diversi, con brevi conversazioni, hanno sfregiato per sempre le loro opere e il loro personaggio pubblico, confermando che la parola Hitler sa ancora uccidere.

Lodare Adolf Hitler, significa sprezzare le costituzioni ugualitarie, il sangue che è stato versato per ottenerle; estremizzare in maniera scellerata e crudele il principio naturale che gli uomini non sono tutti uguali, poiché diversi per salute, per età, per sesso, per appartenenza, per educazione, per ingegno, per forza, per coraggio, per bontà, per ereditarietà, per fortuna.

La prima deduzione di questi episodi è che almeno in Occidente e nella sua società liquida, mentre stiamo assistendo allo sfaldamento delle basi di ogni valore secolare che ha contribuito alla sua costruzione e alla sua potenza, nominare il Fuhrer è ancora un insolubile tabù e affiancare l’ultimo dittatore tedesco a toni simpatici o inneggianti, non importa in quale contesto o situazione porta all’immediata morte professionale del soggetto parlante, ma ancora per quanto?

Chi sarà la prossima personalità pubblica a scivolare sull’argomento, a cercare di forzare quest’estremo divieto?

Quello che serve chiedersi è perché menti creativamente geniali, artisti di riconosciuta fama mondiale, a cuor leggero si possano abbassare a tanto, offrendo a se stessi e al mondo personali lacune emotive abitate da brutta ignoranza mista a stupida leggerezza.

Se non spinte da intenzioni anti-semite, da dove possono nascere certe parole?

Forse perché offesi da come va il mondo, dalla volgarità delle masse; magari perché pungolati da una presunta superiorità, dal bisogno di confermare a se stessi la propria grandezza; oppure in quanto semplicemente per colpa del tempo che passa, dell’arrivo dentro i propri giorni della debolezza fisica che ti porta in certi attimi a odiare la vita e il suo divenire, ad andare contro gli ideali di umanità e generosità alla base dell’esistenza stessa.

Insomma, si può arrivare a dire quello che i due artisti hanno detto per picca, per scherzo, per malinconia, per estetismo e, soprattutto, per stupidità.

Motore dell’inconscio può essere stato il disprezzo per la mediocrità, perché si sa, per certi artisti, la maggioranza degli uomini è prima di tutto mediocre.

Ma se è vero che la mediocrità fa male agli occhi di chi guarda, è semplicemente esecrabile disprezzare la memoria delle vittime di un regime, applaudire un uomo ancora oggi come ieri simbolo di morte e di terrore.

Alessandro Berni

http://www.fareitalia.com/311_se_hitler_uccide_ancora

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