Uomini e no, non piangere ma imparare

Uomini e no. Tre parole con le quali Elio Vittorini è riuscito a spaccare l’universo in due; tre parole che sono una vertigine metafisica, una crepa di purezza, una tensione sorgiva da cui dissetarsi nelle notti in cui si ha sete di coraggio ed eroismo. Più semplicemente, sono un paio d’occhiali da indossare anche nei giorni di pioggia.

Se il titolo è uno sparo di luce, il romanzo è un innamorato in guerra.

Uomini e no è sangue e amore, resistenza e ferocia, attesa e confusione, è sacrificio totale per la propria patria ideale.

Il mondo è nato senza l’uomo e senza l’uomo finirà, ma nel frattempo occorre combattere, ed il protagonista, Enne 2, questo lo sa bene.

Enne 2 ha un nome che non è più il suo nome e una città da liberare per farla tornare la propria città. È l’inverno del 1944 e Milano sta combattendo la sua resistenza contro i nazisti.

Poche pagine ed Enne 2 incontra Berta, la donna che ama da sempre e da cui, a tratti, si sente ricambiato. Berta è sposata con un altro uomo e se il suo amore la spinge a cercare Enne 2, la sua sobrietà morale la porta a tornare ogni volta dal proprio marito.

Enne 2, con il cuore vuoto, da indossare come un vestito appeso dietro una porta,

sofferente in amore, sa che deve combattere.

Insieme a Figlio-di-Dio, Occhi di gatto, Baffi grigi, Scipione, il Foppa, El paso ed insieme ad altri ragazzi, uomini, ogni giorno partecipa alla Resistenza, si impegna perché gli uomini siano felici. Perché bisogna che gli uomini possano essere felici.

Combattere i nazisti significa provocare le loro rappresaglie, mettere a rischio la vita di civili. Quando questo succede, le pagine del libro si riempiono di morti innocenti e delle lacrime di Berta.

È a questo punto che leggiamo i seguenti dialoghi:

“Non bisogna”, il vecchio disse “piangere per loro.”

“No?” disse Berta.

“Non bisogna piangere per nessuna delle cose che oggi accadono.”

“Non bisogna piangere?”

“Se piangiamo, accettiamo. Non bisogna accettare.”

“Gli uomini sono uccisi, e non bisogna piangere?”

“Se li piangiamo li perdiamo. Non bisogna perderli.”

“E non bisogna piangere?”

“Certo che no! che facciamo se piangiamo? Rendiamo inutile ogni cosa.”

Era questo piangere?

“Ma che dobbiamo fare?” gli chiese.

“Oh!” il vecchio rispose: “Dobbiamo imparare.”

“Imparare che cosa?” disse Berta “Cos’è che insegnano?”

“Quello per cui” il vecchio disse “sono morti.”

Ed intanto che combatte e che non piange, Enne 2 si sente sempre più uomo, sempre più stanco.

Il finale Enne 2 lo vive con la pistola in una mano, nell’altra il proprio destino.

Perché si sa, quando un soldato innamorato è stanco, la primavera arriva invano.

Oltre ad essere uno dei romanzi più letti del Millenovecento d’Italia, Uomini e no è anche uno dei romanzi più discussi dalla critica italiana.

Alberto Asor Rosa, Mario Luzi, Carlo Bo, Franco Fortini, Mario Rigoni Stern, Italo Calvino e decine di altri uomini di cultura hanno deciso di versare inchiostro per Elio Vittorini. Insieme a loro, sono migliaia e migliaia i lettori che hanno incontrato e continuano ancora oggi ad incontrare Enne 2, la sua audacia e la sua fragilità; che attraverso le parole di Uomini e no si sono ritrovati a interrogarsi se fosse uomo l’offesa, la guerra, e se davvero il bisogno di una carezza può essere più forte dell’urgenza di combattere il nemico.

Uomini e no, romanzo sulla Resistenza, serve a ricordare che sul destino di chi ha perso la vita per la propria patria non bisogna piangere, ma imparare, senza mai dimenticare. Perché ogni generazione ha la sua responsabilità nella costruzione di una democrazia; ogni momento storico ha la sua Resistenza da affrontare.

 Alessandro Berni

http://www.fareitalia.com/359_uomini_e_no__non_piangere__ma_imparare

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