Il vero goal sarà un governo politico europeo

Intervista a Barbara Spinelli

Tra i fondatori de La Repubblica, Barbara Spinelli, ha lavorato per il Corriere e La Stampa prima di tornare a collaborare con la Repubblica dove è editorialista da Parigi. Suo padre, Altiero Spinelli, è stato co-fondatore del Movimento Federalista Europeo e considerato fra i maggiori ispiratori dell’Unione europea.

Per queste presidenziali, Nicolas Sarkozy ha puntato su una Francia forte mentre François Hollande ha spinto sulla necessità di cambiamento. I sondaggi danno il candidato socialista in vantaggio prevedendo che un terzo dei sostenitori di Marine Le Pen si asterranno questa volta dal voto. La sinistra vincerà in Francia per colpa di uno sgambetto della destra identitaria o più per meriti propri?
Se vincerà, vincerà per i fallimenti della presidenza Sarkozy. Durante il suo quinquennio sono accresciute disuguaglianze sociali che per la società e la cultura politica francese sono insopportabili. Ha iniziato il suo mandato detassando i più abbienti. È stato iniziatore di una guerra molto ambigua in Libia, senza fare nemmeno un’autocritica sui suoi precedenti legami con Gheddafi (non dimentichiamo che il principale finanziatore della sua campagna elettorale del 2007 è stato proprio il colonnello!). Non è riuscito nemmeno a tenere nel campo democratico gli elettori di estrema destra che aveva assorbito nel 2007. Infine, non ha rilanciato l’Europa politica, l’Europa solidale con i paesi più deboli e le categorie sociali più povere. Hollande propone un cambiamento, proprio in questo ambito.

Nettamente secondo nei sondaggi per le primarie socialiste a Dominique Strauss-Kahn prima degli scandali sessuali che hanno riguardato l’ex direttore generale del Fondo monetario internazionale, Hollande rischia oggi di diventare presidente. È davvero lui l’uomo giusto per dare al proprio Paese il necessario cambio di passo o si prospettano per la Francia anni di recessione, con debito pubblico in crescita e tassi occupazionali in calo?
Hollande ha oggi un carisma che viene dalla calma, dal rifiuto dell’eroismo glamour di Sarkozy. Il low profile che ha scelto per se stesso può affondarlo nel secondo turno, ma se vince potrebbe essere un atout. Anche Monti in Italia ha il carisma del politico non-carismatico.

“Mai al governo con Marine Le Pen”, lo ha ribadito più volte Nicolas Sarkozy. Al di là del nome del prossimo presidente è realistico prevedere per la Francia una Große Koalition come quella che sta tenendo in piedi l’attuale governo tecnico in Italia?
È possibile casomai che accada una coabitazione: una maggioranza parlamentare diversa da quella presidenziale. In caso di vittoria di Sarkozy il 6 maggio, non escluderei una vittoria socialista alle elezioni politiche che saranno indette subito dopo le presidenziali.

Snobbata per il momento dalla speculazione internazionale, la Francia ha macroeconomici difetti simili a quelli italiani. Le cure montiane saranno da modello per il prossimo governo francese oppure la Francia potrà permettersi manovre politico-economiche diverse?
I margini per una politica diversa da quella di Monti sono strettissimi. Ma Hollande vincitore potrebbe influire sul Patto di bilancio (Fiscal compact) negoziato inizialmente da Merkel e Sarkozy per i paesi dell’Eurozona. Potrebbe chiedere che al Fiscal Compact si abbini un forte patto per la crescita: crescita di investimenti europei, e nuovi spazi per politiche di crescita nazionali.

Quando al mattino apre la finestra e vede Parigi, oggi si sente a casa?
Sì, mi sento a casa. Mi sento a casa anche quando sono a Roma o a Berlino.

Proprio la cosiddetta identità europea è purtroppo ancora soltanto fantasia utopica e realtà artificiosa. Bruxelles e il suo parlamento europeo sempre più spesso è chiamato in causa come capro espiatorio in questo presente di crisi. Raggiunta quota 27 membri, nei prossimi anni, l’Unione Europea rischia davvero di ridimensionarsi nel numero di Stati?
Può darsi di sì: la volontà di creare un’Europa-potenza politica, di darle le risorse finanziarie necessarie e un unico governo, non può essere condivisa da tutti e non lo è. Il Trattato di Lisbona prevede la possibilità che un gruppo di Stati imbocchi la strada di un’unione più stretta e più ambiziosa: la formula suggerita nel Trattato è la «cooperazione rafforzata». Così nacque d’altronde l’Euro: non tutti vi aderirono. Chi imbocca questa strada è convinto che l’Europa non sia né una fantasia utopica, né una realtà artificiosa.

In nome dei propri valori, suo padre, Altiero Spinelli, durante il regime fascista scontò dieci anni di carcere e sei di confino. Nel 1941, in piena seconda guerra mondiale in corso, a Ventotene scrisse assieme a altri intellettuali un progetto di manifesto per un’Europa libera e unita. Quali sono gli strumenti e le opportunità di un politico o di un libero cittadino che oggi volesse mobilitare l’europeismo?
C’è ancora un movimento federalista europeo, che si batte per gli Stati Uniti d’Europa. La crisi che stiamo traversando dà ragione alla loro battaglia, e conferma le visioni del manifesto di Ventotene.

Durante i suoi interventi al parlamento europeo, più volte Altiero Spinelli ricordò che quando si votò al progetto di trattato per l’Unione, l’Europa come il pescatore del Il vecchio e il mare di Hemingway, aveva catturato il più gran pesce della sua vita e che doveva essere in grado di proteggerlo dai predatori e portarlo in porto. Oggi, per proteggere l’Europa dai pescecani della speculazione internazionale e dai particolarismi nazionali, gli eurobond sono davvero il primo passo? 
Gli eurobond sono un primo passo importante, ma il grande pesce resta la creazione di un governo politico europeo, di una vera Banca Centrale che possa essere prestatrice di ultima istanza, di partiti che comincino a pensare europeo e prendano sul serio il Parlamento di Strasburgo, chiedendo che quest’ultimo abbia più poteri. Può darsi che il grande pesce sia ogni volta divorato per strada, tutto intero o in parte. Non è una buona ragione per smettere la navigazione e la pesca.

Alessandro Berni

http://fareitaliamag.it/2012/05/04/il-vero-goal

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