Arte contemporanea nel Bronx. Tu chiamalo, se vuoi… paradiso

Si è auto-battezzata “No Longer Empty”, cioè “non più vuoto”, l’associazione newyorkese specializzata nel ridare vita a spazi dimenticati. Per riaprirli, viene usata una chiave speciale: quella dell’arte contemporanea. Fino al 5 giugno è in corso nel Bronx la mostra “This side of paradise”.

This side of paradise – veduta della mostra presso The Andrew Freedman Home, Bronx 2012

C’era una volta un boulevard dei sogni in un angolo del Bronx, punto d’arrivo per migliaia di immigrati, per le loro valigie di cartone, fragili quanto i propri sogni. C’era una volta un uomo, qualcuno che ce l’aveva fatta da solo, che nella sua infanzia aveva conosciuto la rabbia della miseria e non l’aveva dimenticata. C’era una volta un palazzo edificato in stile rinascimentale italiano voluto da quell’uomo in quella strada; costruito per accogliere gli ultimi anni di vita dei suoi amici e in generale di anziani in situazione di indigenza economica. La residenza signorile venne terminata nel 1922 seguendo le volontà testamentarie di Andrew Freedman al 1125 di Grand Concourse. Per i suoi ospiti, vitto e servizi erano completamente gratuiti. Per la cena era richiesto l’abito di gala.
Tutto questo fino al 1965, quando cominciò a essere richiesto un affitto. Lentamente la Andrew Freedman si svuotò degli ospiti per i quali era stata costruita e chiuse definitivamente le proprie porte nel 1992.
Dopo vent’anni di vuoto e di abbandono, l’associazione No longer empty è riuscita a far riaprire il palazzo per una mostra dI installazioni site specific. Attraverso l’arte contemporanea si è cercato di dare una nuova identità a un luogo dove il riposo dei vinti veniva chiamato paradiso.

This side of paradise – veduta della mostra presso The Andrew Freedman Home, Bronx 2012

Infatti, se fitzgeraldiane sono la storia e il decoro del luogo, ancora dalla fantasia della penna di Francis Scott nasce il titolo dell’esposizione, This side of paradise, per mantenere in vita l’eco delle empiree intenzioni per le quali è nata la costruzione.
Guidata da Manon Slome, No Longer Empty ha selezionato 32 artisti per opere che spesso si avvalgono di materiali trovati all’interno dell’abitazione, nate dall’osservazione degli spazi a disposizione, consapevoli della storia del luogo.
Tra gli artisti coinvolti c’è anche l’italiano Gian Maria Tosatti, che con la sua installazione Broken room, semplicemente posando sul pavimento una lastra di vetro in frantumi, riesce a trasportare il visitatore nei meandri di un tempo rotto, irripetibile e popolato dal vuoto dei scomparsi inquilini prima ancora che degli odierni visitatori.
Attraverso la messa in valore di spazi abbondonati, individuati qua e là fra i vari quartieri di New York, al di fuori della rete di gallerie, fiere e consueti spazi istituzionali, No Longer Empty si conferma come credibile e brillante realtà dell’arte contemporanea nella Grande Mela.
Della qualità della mostra si è accorto anche il Bronx Museum, che sembra acquisirà l’installazione di Sylvia Plachy, fotografa e madre del noto attore Premio Oscar Adrien Brody.

Alessandro Berni

New York // fino al 5 giugno 2012
This side of paradise
THE ANDREW FREEDMAN HOME
1125 Grand Concourse
Bronx, NY 10452
 +17182938100
info@nolongerempty.org
www.nolongerempty.org

http://www.artribune.com/2012/05/arte-contemporanea-nel-bronx-tu-chiamalo-se-vuoi-paradiso/

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