Troppa luce acceca chi illumina

Quello che non ho, nuova trasmissione del collaudato duo Fazio/Saviano è cominciata in anticipo ieri mattina sulle pagine del Foglio. Il direttore Giuliano Ferrara dice basta a Saviano, colpevole di non meritarsi gli spazi di Bocca, di essere un mediocre scrittore e di non dire mai nulla di nuovo. Roberto Saviano, da Gomorra in poi, è diventato suo malgrado un riflettore acceso perennemente sia quando parli in televisione o faccia una passeggiata a Villa Borghese. Ferrara prova a attirare su di sé un po’ di questa luce con un’aggressività smisurata, spesso latente quando gli argomenti dei suoi editoriali sono corruzione o figli di papà e ballerine eletti a parlamentari e consiglieri.

In un’aria da Seconda Repubblica e mezzo, in un presente globale sempre più gassoso, la polemica dura poche ore e la trasmissione comincia davvero. Quello che non ho è un programma basato sulla forza delle parole, interpretate spesso sottovoce per lasciare spazio alle emozioni e ai contenuti. Tra gonne lunghe e toni educati, discontinua come il pensiero umano, la trasmissione ha il pregio di commuovere a più riprese, il difetto di impaludarsi in pause e dissertazioni a volte troppo lunghe. Tra i vari maestri della parola intervenuti, Pupi Avati sceglie i brividi di una vita che fugge via come acqua fra le dita; Erri De Luca ricorda la poesia del gesto di costruire; picchiano duro Lerner e Travaglio. In particolare, quest’ultimo cita il proprio vate Indro Montanelli per ricordare la prima e onorevole destra storica di Cavour, poi smarritasi nel corso della storia d’Italia fino a diventare irriconoscibile e tramutatasi in antipolitica oggi. Il programma ha il merito di ospitare anche una delle madri di Beslan, ricordando le vittime di quella strage e le vite dei parenti rimaste ancora senza giustizia; turba e fa vergognare con Yvan Sagnet, studente africano che non in Alabama nell’ottocento o in Sud Africa il secolo passato, ma in Italia la scorsa estate ha conosciuto sulla sua pelle la schiavitù con il lavoro nei campi.

In generale, gli ospiti sono stati più pungenti e bravi a tenere alta l’attenzione dello spettatore dei padroni di casa: Fazio si è ritrovato spesso in ritardo, ammutolito dalle proprie lacrime agli occhi mentre Saviano è sembrato molto nervoso, impegnato a grattarsi la testa in continuazione intanto che dei suoi monologhi cercava le parole. Lo scrittore di Gomorra ha cominciato la trasmissione ricordando certe losche vicinanze tra alcuni esponenti della Lega e la ‘ndrangheta, quindi ha parlato della strage di Beslan per poi finire trattando il tema dell’usura sottolineando i danni che provoca lo Stato italiano quando paga in ritardo i suoi creditori.

Finita la prima puntata, stasera e domani i prossimi round di una trasmissione che fa senz’altro bene al palinsesto televisivo generale. Naturalmente sia Saviano che Ferrara sono invitati a parlare ancora. Considerato quello che si è sentito finora, l’unico vero basta che vien voglia da dire è alla Littizzetto e alla sua volgarità brutta e gratuita.

Alessandro Berni

http://www.fareitaliamag.it/2012/05/15/troppa-luce-acceca


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