Giovanni Falcone, un eroe solo

Scritto a quattro mani da Maria Falcone, sorella del magistrato, e dalla giornalista Francesca Barra, Giovanni Falcone, un eroe solo è il ritratto familiare di un uomo che ha cambiato la nostra storia. Il libro racconta pezzi di diario della famiglia Falcone partendo dagli anni di formazione della personalità, luoghi d’infanzia e adolescenza del celebre giudice; la partecipazione dei propri cari alla maturazione di un carattere che avrebbe inciso sul proprio secolo per continuare a vivere da eroe in quello successivo. L’opera è stata concepita grazie a vari incontri in Sicilia tra Maria Falcone e Francesca Barra, tra i ricordi della sorella e la penna di una giornalista che da anni s‘impegna a documentare storie di mafia.

«Ho pensato fosse doveroso raccontare alle nuove generazioni non solo storie di eroi e di personaggi distanti. Ma raccontare l’uomo Falcone. Un riferimento possibile. Affinché tutti sappiano che basta scegliere chi diventare, anzi cosa diventare». Ci spiega Francesca Barra: «Giovanni Falcone si espose molto. Voleva raccontare anche mediaticamente la verità alla società. Voleva che la gente si informasse, sapesse. Accumulò molte sconfitte ingiustificate, malgrado i suoi successi concreti nel contrasto alle mafie. Gli girarono le spalle anche amici o presunti tali. Lui è l’uomo simbolo della lotta alle mafie, malgrado tutto e forse tutti. Malgrado anche la morte».

Il libro parte dal quartiere Kalsa di Palermo dove Giovanni Falcone pre-adolescente, tra una partita di ping pong e una di calcetto, incontrò uno dei suoi più cari amici, e compagno di sorte, Paolo Borsellino. Quindi ricorda con scrupolo e affetto vittorie e sconfitte personali quanto professionali. Rivivere i momenti cruciali della carriera di Giovanni Falcone significa ricordare Buscetta, il primo pentito di mafia che consegnò nelle mani del giudice la struttura piramidale di Cosa Nostra, facendo una ricostruzione senza precedenti dell’organigramma; le uccisioni del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, del magistrato Rocco Chinnici e di diversi uomini di Stato che persero la vita per servire il proprio Paese. Inoltre, rievoca il metodo Falcone legato al principio del coordinamento delle indagini, il suo carisma e gli atteggiamenti morali che dava la sua vicinanza e, naturalmente, il maxi processo, la sentenza spettacolare e spettacolarizzata che portò al rinvio a giudizio per 475 imputati, 19 ergastoli, duemilaseicentosessantacinque anni di carcere, 114 assoluzioni.

Giovanni Falcone, un eroe solo, ricorda anche le sconfitte e il fango che in vita il giudice Falcone ha dovuto subire, dalle lettere anonime del corvo della procura di Palermo, agli attacchi del sindaco Leoluca Orlando che accusò Falcone di tenere nascoste nei cassetti le carte sugli omicidi eccellenti di mafia e le prove delle collusioni di politici con Cosa nostra. Per l’opera intera, il nome, l’esempio di Giovanni Falcone rimane forte come l’immagine migliore del nostro popolo, patrimonio nazionale, tesoro di valori per la formazione civica dei giovani e di ogni cittadino; motivo di orgoglio per un Paese come l’Italia da sempre capace di dare i natali a menti e vite eccellenti.

Il 23 maggio del 1992 persero la vita oltre al giudice Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti di scorta: Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani. Vent’anni dopo la strage di Capaci, la sensazione è che il vuoto lasciato da Giovanni Falcone sia ancora più grande. Arrivati alla fine di questo libro, anche considerando la situazione di sbandamento politico attuale, diventa inevitabile riconoscere quanto all’Italia manchino maledettamente uomini dotati del suo senso del dovere e coraggio, conoscenza e integrità. Quello che resta è la voglia di ricordare un eroe e un martire per vocazione, di diffondere il principio di legalità, tenere a qualsiasi costo la schiena diritta di fronte al potere e alle sue fatali devianze.

 

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