Si può parlare di artistars?

è finita per sempre l’immagine dell’artista bohémien e disadattato capace di incidere sulla storia dell’arte dai margini di qualche periferia. Parte da questo rilievo Luca Beatrice per rileggere le vite di sei artisti fra i più famosi dell’arte contemporanea.

Con fare pop ed estivo, Luca Beatrice mette in fila i nomi di DalíWarholBasquiatKoonsHirst e Cattelan non per talento o tipo di personalità, ma per capacità di essere star prima che artisti, individualità abilissime nel vendere se stesse e quindi anche le proprie opere.
Il testo soddisfa molte curiosità di chi ha voglia di cominciare a conoscere origini e motivi della fama dei suddetti artisti, facendo una piacevole quanto veloce passeggiata su come stiano spendendo o abbiano speso la maggior parte delle loro vite a diventare eccellenti broker delle proprie brame di ricchezza e notorietà.
Beatrice affronta e descrive la maniera peculiare con cui ogni artista ha creato e vissuto il proprio rapporto con l’arte e ha raggiunto il successo internazionale, senza passare necessariamente per i “vecchi” criteri di valore, quali apprezzamenti della critica e collezioni nei musei. Se in passato la storia dell’arte è stata generosa nei confronti di quegli artisti che hanno vissuto inseguendo la morte, quella dell’arte contemporanea premia gli artisti che rincorrono la propria immagine e usano la propria arte per accrescerla, iconizzarsi; se, fino a Warhol escluso, l’arte che segnava il secolo era figlia del genio solitario e affidata unicamente al proprio talento creativo, dal parrucchino d’argento più famoso della Pop Art in poi è diventata figlia del calcolo, di estrosità dedicate a procurarsi spazi mediatici, al saper organizzare il lavoro altrui, a guidare i prezzi delle aste.

Luca Beatrice

Pop. L’invenzione dell’artista come star è anche un’opportunità per entrare dentro la particolare factory di ognuno dei sei artisti descritti: un museo auto-celebrativo per Dalí; una festa continua piena di matti e aspiranti superstar per Warhol; uno scantinato dove sniffare di tutto per Basquiat; una vera azienda composta da laureati in belle arti, ingegneri e tecnici specializzati per Koons; un posto come un altro, sale parto delle gallerie Saatchi prima e Jay Jopling poi, per Hirst; infine nessuno studio, atelier o factory che sia per Cattelan, l’artista virtuale più in voga di questo presente.
Il libro è un saggio/diario che racconta luoghi, eventi e incontri dei sei artisti e ricorda che c’è New York come tappa o residenza per la vita di ognuno, ma soprattutto accenna quando non documenta eccessi, serate glamour, ambiguità sessuali, l’amore per i soldi, il successo e la consacrazione. Inoltre può essere considerato come un ricettario sul come si diventa famosi attraverso l’impegno quotidiano nel valorizzare al massimo se stessi e la propria immagine. In ogni pagina del saggio, eccezione che conferma la regola è Basquiat, l’unico capace di personificare l’idea romantica del genio artistico che, autodistruggendosi e semplicemente consumandosi facendo arte, ottiene la notorietà.

Damien Hirst – 2011 – photo Anton Corbijn

Senza mai lagnarsi della modernità, consapevole dell’aria d’inverno della cultura che affligge il mondo artistico di oggi, il messaggio complessivo è che tutti possono riuscire come artisti alla stessa maniera in cui chiunque può diventare uno stilista o un allevatore di salmoni.
A proposito della scelta di questi magnifici sei: sarebbe più giusto dire sette meno uno,visto che manca Picasso. Citato più volte, famoso fra la gente comune e superstar come e più degli altri, il grande artista spagnolo è rimasto fuori dalla lista si presume perché il mondo dell’arte ha parlato troppo di lui ed è arrivato semplicemente il momento di raccontare dei suoi successori, senza l’ingombrante ombra del maestro di Malaga.
Se Picasso fuori dalla Beatrice’s list non dispiace, sorprende la scelta di aver tenuto fuori la Bauhaus, mai citata durante tutto il libro. Questo perché, se gli artisti affermati e le loro opere sono diventati brand internazionali e merci di lusso, qualche colpa c’è l’ha senz’altro la madre di tutte le factory e il suo rompere i primi argini fra le intimità del gesto creativo e l’organizzazione aziendale applicata alla produzione e riproduzione di opere d’arte.

Alessandro Berni


Luca Beatrice – Pop. L’invenzione dell’artista come star
Rizzoli, Milano 2012
Pagg. 198, € 18
ISBN 9788817054249
rizzoli.rcslibri.corriere.it

Articolo pubblicato su Artribune: http://www.artribune.com/2012/06/si-puo-parlare-di-artistars/

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