Amedeo Modigliani, “dessin à boire”

Il 12 luglio 1884 nacque a Livorno Amedeo Modigliani, disegnatore, pittore e scultore.

Amedeo Modigliani ha incontrato la passione per l’arte giovanissimo e già a quindici anni, come ricordava la madre, «Dedo ha rinunciato agli studi e non fa che dipingere, tutto il giorno e tutti i giorni con un ardore sostenuto che mi stupisce e mi rende felice ».

Nel 1906, a ventidue anni, si trasferì per la prima volta a Parigi, città che in quel periodo avrebbe prodotto varie esplosioni artistiche e di energia creativa rinnovatrice che per tutto il XX secolo si sarebbero imposte sul mondo.

Pablo Picasso, Pierre-Auguste Renoir, Auguste Rodin, Constantin Brâncuşi, Diego RiveraMaurice Utrillo, ovvero artisti diversissimi per stile e personalità, hanno un indelebile ricordo in comune: tutti loro hanno bevuto almeno una bottiglia di vino insieme ad Amedeo Modigliani.

E lui, Modì per amici, donne e baristi, fra continui disagi di salute ed economici, insieme al suo quid aristocratico spese il suo tempo con fare impudente e dissoluto. E per tutta la vita, maledettamente, i suoi centri esistenziali furono l’arte, l’eros e l’ebbrezza.
Per lo sviluppo del suo personale specifico approccio al disegno e alla pittura, Amedeo Modigliani assimilò un’arte senza Rinascimento, ma con il vigore di Giotto; non venne influenzato dal cubismo, fatta eccezione per qualche dettaglio artistico.

Il risultato generale è uno stile unico, caratterizzato da mani e colli affusolati, da visi stilizzati incentrati su due, tre, quattro semplici linee per un naso spargivolto. Nei suoi tratti, tocchi di pennelli, Modì si permetteva un’azione artistica capace di controllare la tecnica di Paul Cézanne per affidarsi quasi esclusivamente al colore per rappresentare volume e prospettiva; di mitigare fino all’annullamento quel nervosismo e quell’instabilità che lo assillavano nel quotidiano.

Per le sue sculture, Amedeo Modigliani scelse spesso la pietra calcarea, materiale che dovette anche rubare nei quartieri edili di Montparnasse per mancanza di mezzi.

Per le linee dei soggetti che scelse di scolpire cercò fonti d’ispirazione extra-europee, quali le sculture africane e oceaniche, fino ad allora apprezzate come esempi di antropologia piuttosto che di arte.

Le Bateau-Lavoir, una comune per artisti squattrinati di Montmartre; un miserabile buco che affacciava su una corte interna; un semplice appartamentino in affitto in Rue de la Grande Chaumière dove visse con la compagnaJeanne Hébuterne, furono i tre principali posti dove Amedeo Modigliani risiedette a Parigi, dove consumò la sua passione devastante per l’arte e la propria vita.

Ad appena trentacinque anni, Modì si spense per una meningite tubercolare. Alla tragedia della sua scomparsa si aggiunse il suicidio di Jeanne Hébuterne, che, appena il giorno successivo del funerale del proprio amato, incinta al nono mese si gettò dal quinto piano della finestra della casa dei propri genitori.

Se in vita il nostro Amedeo è stato un genio scriteriato che, per un bicchiere di vino, offriva un disegno che firmava come Modigliani, dessin à boire, in morte, nei suoi quaderni, non si trova alcun accenno di ciò che egli ha pensato o detto dell’arte, in quanto soprattutto pieni di disegni da porre accanto a quelli dei classici antichi.

Modigliani venne seppellito il 27 gennaio 1920 nel cimitero di Père Lachaise con l’Italia nel cuore. L’ultima sua grande volontà era partire per la propria patria di origine e la leggenda racconta che furono proprio Cara Italia le sue estreme parole.

Alessandro Berni

Articolo pubblicato ne I mille: http://www.imille.org/2012/06/amedeo-modigliani-dessin-a-boire/ 

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