M5S. Se l’avatar si accorge del proprio creatore

Si scrive Movimento Cinque Stelle e si pronuncia Grillo/Casaleggio. Tra fantasia al potere e deriva della democrazia.

Nella religione Induista un avatar è l’incarnazione di una divinità. In informatica, un avatar è l’alter ego virtuale di una persona. Su Internet, l’avatar fa quello che il suo creatore preferisce, partecipando e inventando un gioco di ruolo in tempo reale.

Beppe Grillo presentazione sindaco TO 3 by Ondablv

Beppe Grillo presentazione sindaco TO 3 by Ondablu

Fu un poeta italiano a scrivere che c’era una volta, l’epoca delle lucciole. Durata per millenni, nella sua fase democratica, nel nostro Paese la politica di quest’epoca fu fondata su una maggioranza assoluta ottenuta attraverso i voti di enormi strati di ceti medi e di enormi masse contadine gestite da un avatar chiamato Vaticano.

Nell’indolenza collettiva, nel bel mezzo degli anni settanta del secolo scorso, questo poeta annunciò l’inizio della scomparsa delle lucciole, in concomitanza con l’avvento del dominio della tecnologia. In questa fase, più lucciole si spengevano e più televisioni si accendevano; l’informazione pubblica e quindi il consenso dei cittadini cominciò a legarsi a quanto trasmesso dagli schermi dai quali si informavano e si lasciavano intrattenere, guidare nel riempire i carrelli dei loro supermercati e dei volti politici da votare.

Secondo questo poeta, dopo la scomparsa delle lucciole i ‘valori’ nazionalizzati e quindi falsificati del vecchio universo agricolo e paleocapitalistico, crollarono di colpo. Chiesa, patria, famiglia, obbedienza, ordine, risparmio, moralità smisero di contare; dopo la scomparsa delle lucciole comparve un vuoto politico, riempito da un vuoto di potere in sé.

Sempre il poeta delle lucciole, proprio dal principale canale nazionale televisivo, affermò fortemente che in genere, le parole che cadono dal video, cadono sempre dall’alto, comprese le più democratiche, le più vere e le più sincere. Questo perché nel momento in cui qualcuno ascolta quanto trasmesso in video, si pone in un rapporto da inferiore a superiore, ovvero un rapporto spaventosamente anti-democratico.

Aperto un nuovo secolo e un nuovo millennio, l’Italia come gran parte del resto del mondo ha continuato a illuminarsi di nuovi schermi come quelli di telefonini, touchscreen e computer, a spengersi in lucciole e secolarizzati valori.

In un condiviso contesto di vuoto di potere, un blog, uno schermo ripetuto milioni di volte, ha saputo conquistare più di otto milioni e mezzo di voti.

Il Movimento 5 stelle, l’avatar del disprezzo degli schermi televisivi e degli uomini politici che li hanno frequentati e guidato il Paese negli ultimi venti anni, arrivato da protagonista in parlamento, sta scoprendo già nelle prime settimane che al proprio interno e per motivi strutturali, semplicemente non è vero l’utopico slogan che ognuno vale uno.

Le parole che cadono dall’alto del proprio creatore, dal duo Grillo/Casaleggio, hanno il potere di manipolare a proprio favore la maggioranza di chi li sceglie come fonte d’informazione prima, leader politico poi.

Con questa frustrante consapevolezza sono chiamati a convivere i cittadini che per merito della propria militanza politica dentro il movimento si sono ritrovati al ruolo di parlamentari e trattati da pianisti, meri strumenti delle menti che li hanno creati.

Archiviata la prima ribellione avvenuta per l’elezione del presidente del Senato, Pietro Grasso, e censurato il primo massiccio considerevole numero di post di protesta, è uscito palesemente alla luce e ha cominciato a diffondersi via passaparola virtuale che, dall’inizio e fino alla fase attuale, il sogno della democrazia dal basso promosso dal Movimento 5 Stelle è fortemente imposto e manovrato dall’alto.

Se i fedeli di Visnu potevano contare sulle promesse dell’Eterno e affidavano le proprie vite ai valori millenari che gli avatar dei propri Dei incarnavano; i seguaci di Grillo/Casaleggio possono ancora contare sulla rete e sui propri schermi a cui affidare le proprie brevi riflessioni, bisogni, sfoghi e preghiere insieme alla consapevolezza che non è neppure il proprio leader il tanto atteso guru della democrazia.

Nel frattempo il vuoto di potere è ancora lì, paziente ad aspettare una nuova e vera classe politica capace di incarnare i valori della propria carta costituente, la memoria e l’unicità della propria cultura; la competenza e l’ingegno dei suoi uomini migliori; la sensibilità e l’intelligenza critica del poeta delle lucciole1.

1Pier Paolo Pasolini

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