I vinti delle Grande Mela. Conversazione con Antonio Monda

Incontro con Antonio Monda, intorno al suo ultimo romanzo “Nella città nuda”. Una New York vista dal basso e uno sguardo verso la spiritualità dell’autore. Un viaggio immaginario fatto insieme alla fatica del vivere metropolitano.

Antonio Monda

Antonio Monda

Antonio Monda, Wikipedia la presenta come scrittore, regista, produttore, giornalista e professore. Lei come preferisce essere chiamato?
Professore. È così che mi chiamano tutto il giorno. Anche se il mio mestiere è scrivere.

Con il suo ultimo romanzo, Nella città nuda, si è avvalso di un aiuto visuale. L’opera è infatti composta da 50 foto e da 50 storie. Com’è nata l’idea di questo lavoro? 
Sono partito dall’intenzione di raccontare il lato oscuro dell’energia, ovvero la stanchezza. Come spazio ho scelto i vagoni e le banchine della metropolitana di New York, in pratica i mezzi pubblici che di solito prendo per andare da casa a lavoro e viceversa. Sono io che ho fatto gli scatti che ho poi selezionato, in maniera che i soggetti ripresi non fossero riconoscibili. Quindi mi sono inventato le storie delle persone che ho fotografato oppure ho fatto il contrario: a una storia ho associato una foto che ho realizzato successivamente.

Scatti nascosti per racconti che provengono dalla propria fantasia oppure talvolta si è ispirato diversamente? 
Certe volte sono partito da un fatto di cronaca eclatante, altre da riferimenti cinematografici. Altre ancora, il punto di partenza è stato un sentire emotivo o un’angoscia personale.

Vite ritratte spesso di spalle o con la testa china che introducono personaggi problematici e commoventi; soprattutto poveri e a volte anche malati, comunque sconfitti. La città nuda descrive l’anti-sogno americano? 
New York mi sta dando molto. Penso che vivere negli Stati Uniti sia un gioco che vale la candela, ma può trasformarsi in un’attività sterile e, di conseguenza portarti alla perdita della propria anima o, alla meno peggio, a diventare un qualunque uomo di successo, ma nulla più.

Il libro, quindi, è uno j’accuse nei confronti di New York? 
Questa città è un deserto dove è facile scomparire, sentirsi abbattuti. Quest’opera serve a ricordarlo.

Antonio Monda - Nella città nuda

Antonio Monda – Nella città nuda

La struttura di Nella città nuda richiama l’Antologia di Spoon River di Lee Masters…
L’Antologia di Spoon River è stato uno dei libri che mi ha formato, ma la storia della letteratura è piena di opere antologiche. La più antica è l’Antologia Palatina, che contiene testi risalenti al I secolo avanti Cristo. Diciamo che Nella città nuda è un lavoro che si aggiunge a questo genere letterario nato oltre 2000 anni fa.

Dal libro trapela una forte spiritualità. Sulla scrivania del suo ufficio vedo un crocifisso fatto di foglie di bambù e un estratto del Salmo 91. Qual è il suo rapporto con la religione?
Sono un peccatore come tutti. Cerco di essere un buon cristiano.  Il Libro dei Salmi è uno dei momenti più alti della Bibbia. Ogni sera prima di andare a dormire leggo i salmi 27 e 90.

Ogni sera?
Ogni sera.

Accanto a noi c’è un poster di Pier Paolo Pasolini, uomo tormentato e intimamente religioso. In vita Pasolini è stato freccia, arco e, alla fine, anche bersaglio. C’è qualcuno, in Italia o in America, che gli somiglia?
No, non mi viene in mente nessuno che si avvicini alla sua forza e al suo martirio. Manca un uomo come lui. Indubbiamente, se ne sente la mancanza.

Il suo prossimo libro?
Uscirà a marzo con Mondadori. Si dovrebbe intitolare La casa sulla roccia. Romanzo ambientato nel 1962 a New York.

Di cosa tratta?
C’è una vecchia storia d’amore ricordata da questo presente. Lui è struggente. Lei ha dimenticato. E poi naturalmente c’è anche l’America di Kennedy e di Bob Dylan.

Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini

Quanto è rimasto di quell’America, oggi?
Molto poco. È stata spazzata via.

A New York lei è diventato anche un noto intervistatore. Quali sono i segreti di una buona intervista?
Non essere furbi, chiedere quello che interessa o che mette in imbarazzo. La vera furbizia è non averne alcuna.

Qualche frase che l’ha particolarmente colpita durante le sue interviste?
Ce ne sono tante.

La prima che le viene in mente?
Credo in Dio, ma non lo scoccio. Di Saul Bellow.

Alessandro Berni

Antonio Monda – Nella città nuda
Rizzoli, Milano 2013
Pagg. 224, € 21
ISBN 9788817067263
http://rizzoli.rcslibri.corriere.it/

 

Articolo pubblicato su Artribune. 

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